Generale Ganzer: ”Battisti sparò al maresciallo Santoro alle spalle, 3 colpi alla nuca”

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“La cattura di Cesare Battisti è un’affermazione importante per il diritto e la giustizia a livello nazionale e internazionale, per troppi anni questo personaggio ha goduto di un ingiusto sostegno politico. Quanto ai familiari delle vittime, non credo sia un momento di soddisfazione ma di giusta affermazione di quella che è la risposta delle istituzioni”.

A parlare all’Adnkronos è il generale Giampaolo Ganzer, ex comandante del Ros che, da comandante del Reparto investigativo dei Carabinieri di Udine, il 6 giugno 1978 fu il primo ad arrivare sul luogo dell’omicidio del maresciallo Antonio Santoro, freddato da Cesare Battisti sotto casa sua, in via Spalato. L’ex Pac gli sparò alle spalle tre colpi di cui due mortali alla nuca e per quel delitto, di cui lo accusò il pentito Pietro Mutti, venne condannato all’ergastolo.



Arrivai in via Spalato pochi minuti dopo l’omicidio – racconta Ganzer – Ricordo la figura del povero Santoro esanime sull’asfalto. Era il comandante delle allora guardie carcerarie, lo conoscevo bene. Era particolarmente amato e apprezzato da collaboratori e carcerati per la sua umanità, ma Battisti lo colpì perché l’ideologo dei Pac, Arrigo Cavallina, lo accusava di averlo soccorso in ritardo dopo un infortunio accadutogli mentre giocava a calcio nel cortile del carcere”.

“E’ stato il primo della serie degli omicidi contestati ai Pac – ricorda Ganzer – Formazione terroristica che si occupava preventivamente del carcerario ma che poi ha compiuto una serie di delitti di ritorsione come quelli di Torregiani e Sabbadin”, ‘colpevoli’ entrambi di aver sparato e ucciso un rapinatore. Un gruppo che “ha visto un delinquente comune come Battisti, poi politicizzato in carcere, arrivare ai vertici, con questo creando una saldatura tra una forte componente veneta e una componente laziale”.

“Tutta l’area dell’autonomia a cui i Pac possono essere ascritti aveva questa componente di giustizia proletaria”, conclude Ganzer, secondo cui, nonostante l’efferatezza, “tutto sommato, nel panorama del terrorismo interno, i Proletari armati per il comunismo sono stati una componente marginale”. adnkronos



   

 

 



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