Governo, le spine sono in campo M5s: troppi aspirano al posto di Di Maio

Fine del primo atto. E ora si ricomincia amici come prima. Ci sta che ogni tanto si litighi in politica, ma in questi giorni – definiti “surreali” da Salvini – in molti si sono chiesti perché tutto questo pandemonio. E quale “manina” potesse essere capace di far cadere il governo. Non è successo, l’Italia va avanti, non ci sarà nessun condono di quelli che spaventano Repubblica solo quando governano gli avversari della sinistra.

Torna la serietà nell’azione dell’esecutivo: la pace era inevitabile. Anche perché la prossima settimana ci faranno ballare davvero: l’Europa è in agguato e senza compattezza si sarebbe perso la sfida in malo modo. È evidente a tutti che in gioco c’è la sovranità della Nazione, che ha diritto a decidere le proprie scelte di politica economica.



Le stesse promesse di ieri – vogliamo bene all’Europa, in tasca abbiamo solo euro – fanno parte del copione scritto da Bruxelles. Ma il 2,4 resta il numeretto che Conte ha difeso a spada tratta con i suoi vicepremier. E sono le cose che contano davvero quando si parla di politica ed economia.

Come capita sempre più spesso, la testa a posto l’ha dimostrata innanzitutto Matteo Salvini, che non ha voluto infierire più di tanto sull’irrequieto Di Maio, a cui in molti cominciano a chiedere se controlla davvero o no le sue truppe parlamentari. Certo, il capo della Lega non poteva far sfigurare quello grillino nel corso della kermesse pentastellato che si conclude oggi a Roma. Ha dondolato un po’ la testa e gli ha detto solo di non farlo più. Il nemico ci guarda.

Rispetto alle norme stralciate dal decreto fiscale, sono molto più importanti le certezze che si offrono agli italiani e che verranno ancora garantite dal dibattito parlamentare – la parola è dei tre leader di governo a partire da Conte – anzitutto su Equitalia e la fine delle sofferenze di milioni di cittadini. E poi la riforma della Fornero. E con un’intesa ulteriore il decreto sicurezza senza la montagna di emendamenti “alleati” e la legge sulla legittima difesa. Una pace ritrovata, e anche conveniente fra i partner di governo.

Adesso, l’importante è che non ci sia di nuovo spazio per intemperanze che renderebbero più difficile il cammino dell’esecutivo. La sensazione prevalente è che le spine siano tutte nel campo grillino, con troppi aspiranti che puntano a prendere il posto di Di Maio. E qui Salvini gli ha detto davvero da “scudo”…

In fondo, si frega le mani anche l’opposizione, che teme come il diavolo il rischio di ritorno alle urne.

Forza Italia, aldilà delle dichiarazioni – dovute – di Berlusconi e Tajani che invocano la caduta del governo, non reggerebbe alla prova delle urne.

Il Pd ha già abbastanza problemi con il proprio congresso per permettersi il lusso di inseguire una nuova batosta elettorale.

Chi ha capito più di tutti quanto stava accadendo è stato Mattarella, al quale hanno attribuito manovre antigovernative. In realtà, il Presidente, pur preoccupato, non ha forzato affatto la mano e ha lasciato che i giorni lenissero le ferite.

Ora serietà da parte di tutti.

Francesco Storace



   

 

 



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