Ravenna: rievocazione storica della legione romana, ira delle femministe

Ravenna – Un bagno di folla sabato ha seguito il corteo di legionari che da piazza Kennedy ha attraversato il centro città in una rievocazione storica che si è conclusa in via di Roma, davanti all’edificio del Mar, dove qualche giorno fa ha inaugurato la mostra “?War is over”. Sul prato di fronte al museo i soldati romani hanno reso onore all’Imperatore Claudio al grido di “Qui sumus nos? Legio Prima”. L’evento poi è proseguito con la visita alla mostra e in molti, legionari e non, hanno approfittato dell’ingresso gratuito per osservare i capolavori riuniti nella mostra del museo d’arte cittadino.

Femminste protestano “militarismo e sessimo” – Questo genere di eventi, secondo le femministe, “occulta il vero ruolo del militare come dispositivo per la guerra e per l’uso delle armi. Occulta l’uso della guerra come pratica consolidata per la risoluzione dei conflitti, nonostante l’esistenza di organismi sovranazionali creati per mantenere la pace dopo la seconda guerra mondiale. Occulta e minimizza le conseguenze delle guerre soprattutto sui civili e sulle donne, usate come bottino di guerra e campo di battaglia. A noi donne non sfugge certo la connessione tra militarismo e sessismo, ambedue basati sulla violenza del sistema patriarcale ancora dominante.”



Casa delle Donne contro la sfilata storica, Ancarani (FI): “Il Comune la sfratti”

“La Casa delle Donne ha attaccato l’amministrazione comunale per aver patrocinato una rievocazione storica che ha coinvolto la città e che ha in verità ottenuto un grande successo, adombrando la sussistenza di un non meglio specificato sessismo insito nella stessa – spiega Ancarani – La mia percezione è che questa associazione detesti qualunque cosa sia maschile. E’ inaccettabile che chi vive a sbafo e a spese della collettività per il tramite dell’amministrazione comunale, anziché ringraziare per gli evidenti privilegi e le corsie preferenziali ottenute negli anni rispetto ad altri, si permetta di sindacare le scelte di chi ne consente l’esistenza e ne ha alimentato negli anni la sopravvivenza. Il sindaco si era addirittura esposto nei mesi scorsi su un ipotetico nuovo edificio per la Casa delle Donne, che evidentemente non lo merita”.

L’azzurro, senza mezzi termini, chiede quindi al sindaco “se non sia il caso di sospendere ogni rapporto con la Casa delle Donne di Ravenna, di sfrattarla dall’immobile di via Maggiore sostituendola, a mero titolo di esempio, con una nuova sede o eventualmente una succursale del Canile municipale”.“

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