Meglio populisti che gufi

di Aldo Grandi

A chi scrive Il Tirreno, quotidiano livornese schierato da sempre a sinistra, non è mai piaciuto granché, salvo quando, tanti anni fa, rappresentava, con la cronaca nera, la migliore scuola di giornalismo sul campo. Oggi, addirittura, l’autore di queste righe si è visto segnalare con un esposto all’ordine professionale da parte di due colleghe, una in servizio a Viareggio e una a Massa Carrara, per ipotetiche violazioni di uno dei codici etici ispirati dal Pensiero Unico Dominante. Negli ultimi anni, poi, il giornale labronico ha perso decine di migliaia di lettori, come, del resto, le altre testate cartacee e i suoi commenti, a leggerli, appaiono come ispirati da una stessa concezione lontana anni luce da quel cosiddetto buonsenso che piace tanto, invece, alla maggioranza degli italiani.

Domenica mattina, tuttavia, capitatoci sott’occhio casualmente in un bar la copia del quotidiano, ci siamo messi a leggere l’editoriale a firma del direttore responsabile Luigi Vicinanza, persona dalla quale abbia sempre percepito una forte lontananza e i cui parti domenicali non ci avevano mai entusiasmato. Questa volta, però, abbiamo fatto fatica a non rileggere quel che aveva scritto perché ci sembrava impossibile, su un giornale del gruppo La Repubblica-L’Espresso, che un direttore arrivasse a comprendere quello che sta sotto gli occhi di tutti, ma che la Sinistra radical chic-choc e del politicamente corretto non vuole vedere. Vicinanza scrive: Non si può tifare per lo spread. Non si può esultare se la Borsa va giù. E’ da irresponsabili prendersi la rivincita sugli avversari politici oggi al governo – bollati come irresponsabili a tutte le ore del giorno – augurandosi il tracollo finanziario del Paese.

Non solo. A chiusura dell’articolo, Luigi Vicinanza si supera e, riferendosi alla manovra economica del governo 5Stelle-Lega, dice: Nei provvedimenti della manovra, pur tra mille dubbi, vengono affrontate esigenze vere: contrasto alla povertà, età pensionabile più equa, una tassazione meno asfissiante. Sono esigenze campate in aria? Attenti al populismo dunque. Ma attenti anche a restare senza popolo.

Incredibile. Su uno dei quotidiani ispirati dal Pud e governati dalla presunzione di essere sempre e soltanto nel giusto, un collega, il più alto in grado, si lascia andare a un commento dove il buonsenso lascia tracce evidenti. Siamo arrivati al punto che un partito che si definisce di governo e che per anni ha governato l’Italia, spera nello spread e nella catastrofe economica per poter rovesciare l’avversario politico di turno. A pensarci bene è da folli anche solo ipotizzare un comportamento del genere, figuriamoci vederlo tradotto in pratica ogni giorno a tutti i livelli. Ancora una volta il Pd e i suoi servi sciocchi che gli girano intorno, dimostrano non tanto e non solo di essere nemici del proprio Paese, dell’Italia, ma, addirittura, di essere lontani anni luce dai desiderata e dai bisogni effettivi del popolo che pretenderebbero di guidare.

La Sinistra ha storicamente già perso e le manifestazioni come quella di Milano o anche di Roma, fanno soltanto ridere esattamente come ridere – e purtroppo anche piangere – facevano quelle dell’estrema sinistra negli anni della Contestazione spinta. All’epoca e dopo anni di violenze e di soprusi, di scioperi selvaggi e di prepotenze, fu sufficiente la sfilata dei 40 mila quadri della Fiat per rimettere le cose al loro giusto posto: “Vogliamo la trattativa non la morte della Fiat”. Oggi, contro quei poveri debosciati verniciati di rosso che hanno sfilato all’insegna del grido Intolleranza zero, basterebbe una adunata di tutti quegli italiani che sono stanchi di tutti quei politici che li considerano imbecilli e ritardati solamente perché la pensano diversamente. Cosa c’entra oggi l’Anpi, nell’anno di (dis)grazia 2018, con l’invasione indiscriminata dei clandestini che ha ridotto l’Occidente e, in particolare l’Italia, a una sorta di mercato dell’accattonaggio e della microcriminalità?

Il solo messaggio che passa dalle iniziative e dalle parole della Sinistra è: difendere tutto e tutti purché non si tratti di italiani. E, paradossalmente, è proprio quello che accade. Zingari, clandestini, migranti: se fosse per la Sinistra e i suoi amministratori, essi avrebbero diritto a tutto senza aver fatto alcunché per guadagnarselo. Avrebbero diritto a un lavoro, ad una casa, a uno stipendio a essere, in sostanza mantenuti solo perché non italiani. Così le fasce della popolazione nostrana, stritolate dalla politica economica dei banchieri e degli organismi sovranazionali, hanno spostato le loro simpatie verso quelle forze che sono disposte, loro sì, a rovesciare i privilegi di un sistema del quale e nel quale l’ex Pci, il Psi e gli altri partiti dell’arco costituzionale hanno mangiato a piene mani.

La Sinistra e i suoi satelliti hanno dedicato il loro tempo a soddisfare le esigenze e le richieste, anche le più balzane, delle minoranze di qualunque tipo esse fossero dimenticando, così, la maggioranza degli italiani che invece di vedersi rappresentata nei propri bisogni e nelle proprie aspirazioni, ha percepito, netto, il tradimento ispirato non dal buonsenso e dall’ovvietà, bensì dall’Ideologia e dalla volontà di adeguare ad essa la realtà.

Ecco che, dunque, tutti gli italiani che non la pensano come i Guru della Gauche Italienne, come le centinaia di giornalisti e intellettuali leccaculo che bazzicano le redazioni dei media di questo sfasciato Stivale, sono dei populisti o, peggio ancora, dei fascisti e dei razzisti. E’ logico che un ragionamento del genere può, al massimo, servire a radunare i nostalgici e i falliti di una Ideologia fatta a pezzi dalla tecnologia e dalla realtà, ma non può assolutamente infondere nel popolo un senso di appartenenza e di sicurezza che, al contrario e antrologicamente parlando, costituiscono elemento fondamentale di ogni comunità.

Complimenti, quindi, al direttore del Tirreno che in due righe ha saputo gettare il sassolino nell’enorme stagno rappresentato dall’ignoranza e dalla presupponenza di una Sinistra che si è ridotta a tifare contro l’Italia nella speranza di un crollo passato il quale potrebbe così presentarsi come salvatore della patria. Tranquilli. Gli italiani non possono cadere in questa trappola e se anche i giornali e le Tv si ostinano a dare rilievo ad un partito, il Pd, che a malapena raggiunge il 16 per cento delle preferenze, mai riusciranno a togliersi dalla testa che stare dalla parte dell’Italia, oggi, significa fare ed essere all’opposto di ciò che sostengono coloro che difendono gli organismi sovranazionali, le grandi banche e i loro lacché.

www.lagazzettadilucca.it

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1 Commento per “Meglio populisti che gufi”

  1. Magistrale.

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