Manovra economica, commento dell’economista Micalizzi

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di Alberto Micalizzi

Le modifiche al Documento di Economia e Finanza (DEF) 2019 appena presentate dal Governo non costituiscono una rivoluzione, ma lo si sapeva ed in qualche modo lo si sperava. Lo sperava chi, come me, aveva da tempo ammonito sui rischi di uno scontro frontale con i mercati e le istituzioni europee senza prima aver predisposto adeguate misure di protezione dei numerosi elementi di vulnerabilità ai quali la finanza pubblica ed il sistema Paese sono ancora esposti.

Questo Paese ha bisogno di una terapia d’urto da almeno 200 miliardi di euro in tre anni per rilanciare la domanda interna e diminuire il cuneo fiscale per le imprese, ma per fare questo occorrono risorse finanziarie alternative che non vi è stato neanche il tempo di predisporre.

La manovra presentata l’altro ieri potrebbe quindi essere definita “prudente” ma certamente non arrendevole. Il suo maggior pregio è di aver fissato dei presupposti che fanno breccia laddove sinora vi erano solo tabù, ed in primis sul tema delle pensioni e della Legge Fornero, uno tra quelli maggiormente raccomandati come “intoccabili” da parte delle agenzie di rating, e non è un caso…

Va tenuto conto che questa manovra si colloca nel contesto di un decennio nel quale abbiamo visto governi chini ad applicare alla lettera i dettami dei mercati e della BCE, attaccando le pensioni, le banche popolari, il mercato del lavoro, tutto ciò che era rimasto ancora in piedi dei vecchi “fasti” dello stato Sociale, così come è celebrato dalla Costituzione italiana.

L’obiettivo di deficit al 2,4% in sé non dice nulla e sbaglia chi frettolosamente lo confronta con i deficit similari perseguiti dagli ultimi 4 Governi, come a dire che ci muoviamo nello stesso solco..  La manovra economica è composta di tanti aspetti, alcuni quantitativi ed altri qualitativi, che si sostanziano anche in dichiarazioni di intenti che risultano di estrema importanza soprattutto da parte di un Governo che è ai primi mesi della legislatura che lo ha formato.

I provvedimenti adottati si inseriscono il larga parte all’interno del Contratto di Governo, che a mio modo di vedere presenta elementi di svolta importanti (e sul quale mi sono già espresso in “Il mio giudizio sul contratto di Governo“).

Ma stando al dato quantitativo del puro obiettivo di deficit, va detto che molto dipende da come lo si impiega ed a mio modo di vedere le allocazioni di spesa introducono forti elementi di novità. Intanto va detto che la manovra presentata si concentra molto sugli aspetti reddituali anziché su quelli patrimoniali e per questa ragione ha certamente il potenziale di rilanciare la domanda interna.

Gli elementi di innovatività

Ma vediamone nel merito i principali elementi:

  • E’ un fatto positivo l’aver cancellato gli aumenti dell’Iva previsti in passato e aver introdotto un primo sussidio di disoccupazione (definizione che preferisco a quella di “reddito di cittadinanza” che è un’altra cosa…) oltre ad aver adeguato le pensioni a quota 780 euro. Sono misure di stimolo di quella domanda interna che è stata oggetto di attacchi sistematici da parte dei Governi passati.
  • Sul lato della pressione fiscale è interessante l’estensione dell’area di tassazione forfettaria al 15% che arriverà a coprire circa 1 milione di partite IVA nonché il taglio dell’imposta sugli utili d’impresa (Ires) per le aziende che reinvestono i profitti e assumono lavoratori aggiuntivi.
  • E’ stato dichiarato l’obiettivo di superare la legge Fornero. Difatti, il nuovo DEF non la cancella ma la mette in discussione introducendo il principio di pre-pensionamento “quota 100”. E’ un punto di partenza.
  • Certamente interessante è, infine, l’apertura agli investimenti pubblici ed alla rete viaria, sui quali il Governo è pronto a chiedere all’UE lo scomputo delle relative spese dal conteggio del deficit. In questo senso, giocando bene le proprie carte, il Governo potrebbe avere mano libera per incrementare la spesa pubblica a scopi di investimento, portando la manovra complessiva di spesa ben oltre il 2.4% di rapporto sul PIL.

Cosa manca

Abbiamo detto che non si tratta di una rivoluzione bensì dell’inizio di una inversione di marcia. I temi mancanti che rivestono maggior urgenza sono almeno due:

A) Il cuneo fiscale. Occorrono misure straordinarie per abbattere il cuneo fiscale per le imprese e quindi il costo del lavoro. La proposta di una moneta domestica fiscale da concedere alle imprese come sconto fiscale per ridurre il costo del lavoro sembra fare particolarmente a questo scopo. Ricordiamoci che se non si affronta il tema del costo del lavoro si rischia di vanificare la battaglia sulla precarietà del lavoro iniziata con il Decreto Dignità.

B) Interventi sul credito alle imprese. Occorre attivare in fretta una banca pubblica che regoli il mercato del credito alle piccole e medie imprese. La Cassa Depositi e Prestiti ha tutte le caratteristiche per introdurre questi incentivi all’interno del sistema bancario, consentendo alle imprese di tornare a fare investimenti strutturali.

Ho parlato di moneta domestica fiscale e di Cassa Depositi e Prestiti e l’ho fatto perché occorre impiegare il tempo guadagnato con questa manovra economica per ristrutturare in fretta la finanza pubblica, ed in particolare le fonti di finanziamento del debito pubblico.

Più della metà del debito pubblico è oggi in mano ad investitori non residenti ed al sistema bancario europeo. Tale debito è oggetto delle minacce delle agenzie di rating e del continuo ricatto dello spread (vedi video “Noi non ci inginocchiamo più“). Il Governo deve quindi impegnarsi ad emettere da subito titoli di Stato riservati a soggetti residenti, con clausole di pagamento e interessi che favoriscano il mercato interno. Nel giro di un anno, oltre il 20% del debito pubblico potrebbe così tornare in mano alle famiglie ed ai fondi pensione italiani, innescando quel circolo virtuoso di emissione –rimborso-riemissione che funziona da decenni in Giappone (del quale nessuno di scandalizza se il debito pubblico è ben oltre il 200% del PIL..).

Se insieme al ricollocamento del debito pubblico si mettesse anche mano ad un serio piano di lotta alla speculazione ed alla manipolazione di mercato perpetrata tramite rating, tassi di interesse e derivati, allora si creerebbero entro il 2019 tutte le condizioni per una nuova manovra economica capace di scatenare quella forza d’urto che dicevo all’inizio, senza più temere la minaccia dei mercati e potendo aprire una negoziazione dura con Bruxelles da una posizione di forza.

Lo ribadisco. Non c’erano le condizioni per scontrarsi frontalmente con i mercati, e bene ha fatto il Governo a non avventurarsi in una battaglia ideologica che si sarebbe giocata sulla pelle dei ceti deboli. Ma i mesi che abbiamo davanti devono essere spesi per preparare il Paese ad una audace piano di rilancio economico e sociale. I tempi per una grande svolta sono maturi.

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