Un italiano su 2 sarà africano (o asiatico) entro il 2080. Per la gioia dei tecnocrati

di Cristiano Puglisi

Mentre tutti hanno ancora negli occhi l’acceso diverbio tra il Ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini e il suo quasi omologo (ha la delega agli Esteri) lussemburghese Jean Asselborn sui migranti, c’è chi stima che, stante l’attuale intensità dei flussi migratori, oltre il 50% della popolazione italiana potrebbe essere di origine africana e asiatica entro il 2080. La proiezione è stata realizzata dalla fondazione GEFIRA, che, attraverso un proprio programma, denominato Cerberus 2.0, ha tentato di calcolare, rispetto alle proiezioni demografiche dell’Eurostat e basandosi sul tasso di fertilità della popolazione italiana attuale, quanto potrà in futuro incidere la popolazione autoctona.

LA PROIEZIONE DELLA FONDAZIONE GEFIRA CON IL SOFTWARE “CERBERUS”

Per testare il realismo del proprio programma, GEFIRA ha dapprima tentato una simulazione sui dati già disponibili, ovvero la crescita demografica dell’Italia tra il 1985 (primo anno in cui sono disponibili dati per tutti i principali indicatori demografici e per il tasso di fertilità) e il 2016. Cerberus stimava che, in base al tasso di fertilità dei cittadini di origine italiana nel 1985, nel 2016 l’Italia avrebbe avuto 55 milioni di abitanti. L’ISTAT (Istituto nazionale di Statistica) ha registrato per lo stesso anno 60 milioni di abitanti: significava che, se il software avesse dato una proiezione realistica, almeno 5 milioni di questi dovevano essere immigrati nel Paese nello stesso lasso di tempo. Ebbene la cifra è stata confermata, confermando quindi al contempo l’accuratezza della simulazione di Cerberus, che è stato successivamente impiegato per una proiezione sui decenni a venire.

E qui sono arrivate le (scioccanti) sorprese: per il periodo 2016-2080, il software ha calcolato che, stante l’attuale tasso di fertilità di 1,34 figli per donna (ben al di sotto la soglia minima di sostituzione di 2 figli), la popolazione italiana ammonterà, tra sessant’anni esatti, a soli 27 milioni di persone, arrivando a 20 milioni nel 2100. Si tratta, sostanzialmente, di un calo di circa 500000 italiani autoctoni ogni anno. Cifre spaventose, che però cozzano con le proiezioni fornite dall’Eurostat, l’Ufficio Statistico dell’Unione Europea.

Secondo l’istituto comunitario, infatti, nel 2080 la popolazione ammonterà comunque ad almeno 53 milioni di persone. Significa che, sempre ritenendo accurate le proiezioni di Cerberus e GEFIRA, almeno 26 milioni di italiani nel 2080 (il 50% della popolazione, uno su due) saranno immigrati di prima, seconda o magari terza generazione. Ma significa anche che, per quanto attiene ai flussi migratori che interessano il vecchio continente, l’elite tecnocratica che sta ai vertici delle istituzioni comunitarie ritiene che la situazione attuale non debba, nel prossimo futuro, cambiare.

E, del resto, le frasi di Asselborn a Salvini circa la necessità di importare migranti africani per sostenere la crescita demografica sono state chiarissime. E’ il sintomo di un modo di vedere le cose meramente quantitativo, che fa il paio con l’asettica architettura pseudo-ospedaliera degli edifici senz’anima di Bruxelles e Strasburgo, che dell’Europa non riflette assolutamente nulla ma che illustra pienamente la volontà di dissolvere, omologare, appiattire. Un modo di vedere che tuttavia non tiene in alcuna considerazione fattori culturali, sociali, religiosi e neppure il lungo tempo che servirà affinchè persone provenienti da culture tanto diverse possano integrarsi. Le rivolte delle banlieues parigine o gli episodi di violenza in Svezia ne sono un esempio chiarissimo. E, a questi ritmi, è solo questione di tempo prima che l’Italia sia affetta da problemi simili.

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1 Commento per “Un italiano su 2 sarà africano (o asiatico) entro il 2080. Per la gioia dei tecnocrati”

  1. Eppure senza questo innesto gli italiani sono destinati all estinzione, e questa non e’ una battuta ma logica matematica visto come siamo in classifica per la natalità mondiale.

Commenti chiusi

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