I deliri immigrazionisti della UE non fermeranno il cambiamento

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I deliri immigrazionisti dell’Europa non fermeranno il vento del cambiamento di Matteo Salvini. Bisogna smetterla di urlare al Nazismo, al Fascismo, al razzismo, ma bisogna concentrarsi ed iniziare a parlare di realismo per cambiare l’Italia.

di Andrea Pasini

C’è un fatto che ha investito la cronaca politica italiana, ma è passato in sordina. Silenzio, quando si attenta al cuore della Nazione, quando si attenta al futuro dell’Italia. Inquadriamo la situazione. Il 14 settembre a Vienna, durante una conferenza sull’immigrazione a cui hanno preso parte i ministri dell’interno della zona Ue e diversi equipollenti del Nordafrica, Matteo Salvini si è scontrato con il responsabile degli Esteri e degli Affari europei del Lussemburgo tale Jean Asselborn.

Il segretario della Lega alla battuta: “Sentivo qualche collega prima di me dire che abbiamo bisogno di immigrazione perché la popolazione europea invecchia, io ho una prospettiva completamente diversa. Io penso di essere al governo e di essere pagato dai miei cittadini per vedere i giovani tornare a fare quei figli che facevano qualche anno fa, e non per espiantare il meglio dei giovani africani e rimpiazzare europei che per motivi economici non fanno più figli. Sono due visioni completamente diverse. Magari in Lussemburgo hanno questa esigenza, in Italia abbiamo l’esigenza di fare figli non di avere nuovi schiavi per soppiantare i figli che non facciamo più”.

Il lussemburghese, mentre ascoltava le parole di Salvini in traduzione simultanea, ha iniziato a dare in escandescenza bofonchiando parole senza senso per poi tirare la sua stoccata: “In Lussemburgo, caro signore, avevamo migliaia di italiani che sono venuti a lavorare da noi, dei migranti, affinché voi in Italia poteste avere i soldi per i vostri figli”. Infine lasciandosi andare ad un elegantissimo: “Merde, alors”. Finissimo.

Ma analizziamo non il suo linguaggio forbito, analizziamo il contenuto. Oltre ad averci messo alla berlina e definito, in qualità di italiani, come dei pezzenti o poco più, la spocchia dei liberal-progressisti-capitalisti dell’Ue ci vede mendicanti sempre legati alla “tradizione” di pizza, mafia e mandolino. Immigrati ante litteram, immigrati per sempre.

Mentre l’economia stagna, a differenza del contesto sociale in cui si immergevano le migrazioni del post Seconda Guerra Mondiale, siamo costretti a sobbarcarci le aspettative economiche di un continente, quello africano, che vede nell’Europa l’Eldorado. Ma siamo a terra, senza una prospettiva di futuro per la carne della nostra carne e non possiamo, categoricamente, diventare ufficio di collocamento per tre quarti del globo.

La spocchia di chi specula sulla nostra pelle deve finire. Bisogna smetterla di urlare al Nazismo, al Fascismo, al razzismo, ma parlare di realismo. L’Italia, ed in generale l’Europa dei popoli, si salva con politici pronti ad occuparsi delle proprie genti, del proprio apparato interno. Non serve volgere il collo ai richiami autarchici, ma fare proprio lo slogan prima gli italiani. Semplice, schietto e preciso.

Il mondo cambia, evolve le proprie esigenze dedite al mercato, ma l’identità sacra che scorre nelle nostre vene non deve conoscere sconfitta. Lotteremo, assieme al ministro dell’Interno per difendere l’Italia. Salvini rappresenta l’orgoglio italiano che non vuole arrendersi. Parole come quelle del ministro del Lussemburgo (Paese grande come un quartiere di Milano) sono solo una vergogna. Per questo Matteo non deve mollare, noi italiani siamo al suo fianco.

Andrea Pasini Trezzano Sul Naviglio

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