Attività dei clan Fasciani e Spada assegnate a ex coop Buzzi. Era opportuno?

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di Antonio Amorosi

Sono passati pochi giorni dalla condanna per mafia di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati nell’inchiesta Mafia Capitale. E soli 5 mesi dal dissequestro della cooperativa “29 giugno”, fondata proprio dal ras delle cooperative Buzzi al vertice del sodalizio criminale, e il tribunale di Roma assegna proprio alla coop romana due attività commerciali, a Fiumicino e Ostia, sequestrate ai clan Fasciani e Spada, attivi nel litorale romano.

Ci si chiede: non vi erano altri soggetti in Italia a cui poter affidare i negozi dei due gruppi criminali? Perché assegnarli ad una cooperativa di ex detenuti che è stata per anni al centro delle mafie romane? Un soggetto come la cooperativa “29 giugno” dovrebbe più di altri dimostrare di saper stare sul mercato con le proprie gambe. La cooperativa “29 giugno” è stata sequestrata dal 2014 all’aprile del 2018 perché parte rilevante delle attività criminali di Buzzi.

E’ normale che dopo così poco tempo riceva dal tribunale l’assegnazione di un bene sequestrato? Per insegnare ai clan come ripristinare la legalità?

A Roma il motto è “dimenticare”.

Dopo la condanna per mafia del sodalizio che stava dietro l’inchiesta Mafia Capitale negli ambienti romani si preferisce rimuovere l’accaduto. Un vero paradosso anche perché l’ultima sentenza, di pochi giorni fa, ha di fatto invertito le gerarchia all’interno dei vertici di Mafia Capitale. L’ex Nar e banda della Magliana Massimo Carminati ha ottenuto una rilevante riduzione di pena, passando da 20 anni di carcere ai 14, mentre Salvatore Buzzi da 19 anni passa ai 18 anni e 4 mesi. L’uomo di peso nel sodalizio è Buzzi, non Carminati.

Così come pochi commentatori si sono accorti del particolare nessuno in tanti anni si era reso conto delle innumerevoli attività illecite che c’erano dietro i movimenti di Buzzi.

Per le istituzione romane era normale che una cooperativa di ex detenuti come la “29 giugno” avesse un fatturato di 60 milioni di euro annui. Nessun campanello d’allarme è mai scattato anzi, la coop era un vanto. I numeri li faceva con Salvatore Buzzi, che la ideò in carcere nel 1984 (la coop stessa si vantava di quei numeri sul suo giornale che vedete nelle foto, dove Buzzi compare di fianco al capo nazionale di Legacoop Giuliano Poletti, poi ministro del Lavoro dei governi Renzi e Gentiloni).

Nel 1984 Buzzi stava scontando una pena di 14 anni e 8 mesi per omicidio e altri reati, dopo aver ucciso con trentaquattro coltellate un sodale che lo ricattava (si è fatto in realtà solo sei anni di carcere, dove è tornato dopo l’inchiesta giudiziaria Mafia Capitale). Graziato dal presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro nel 1984, Buzzi ha fatto crescere fatturati, occupati (1200) e denaro cash che negli anni lievitavano con gli appalti assegnati per via diretta dagli enti pubblici, così come i voti che la coop portava al Pci e poi al Pds, Ds e Pd. I carcerati hanno un sacco di familiari da far votare. Ai tempi d’oro, cioè fino al 2014, non vi era candidato, notabile, personaggio televisivo o starlet di sinistra che approdasse a Roma e non venisse portato in pellegrinaggio alla coop di Buzzi. Tanti hanno creduto nel suo riscatto anche in buona fede ma, sappiamo dall’inchiesta giudiziaria, con i capitali che uscivano dalla coop e dalla rete costruita con Massimo Carminati Buzzi pagava per ingraziarseli politici, dirigenti e vari faccendieri.

Nel settembre 2014, i Ros dei carabinieri hanno accertato che anche una parte degli stipendi dei dipendenti del Partito democratico romano, in quel momento in difficoltà economica, erano stati pagati con i soldi della cooperativa di Buzzi. Poi l’arrivo dell’inchiesta Mafia Capitale e a dicembre 2014 il sequestro dei compendi aziendali e delle quote sociali. Ad aprile di quest’anno il dissequestro “con l’esclusione dei soci ancora oggetto di procedimenti giudiziari”. Ora l’assegnazione dei negozi dei clan Fasciani e Spada.

A detta di Cgil-Legacoop, che ha reso noto il fatto, l’assegnazione dei negozi sequestrati ai due clan “fara’ crescere il numero dei lavoratori di imprese sequestrate alla criminalità organizzata e che avranno una prospettiva futura di lavoro, grazie alle disposizioni del nuovo codice antimafia e all’intervento tempestivo delle misure di prevenzione”.

“L’obiettivo dell’intervento”, dicono quelli di Cgil-Legacoop, “e’ quello di tutelare capacita’ produttive ed occupazione, grazie al coinvolgimento attivo del sindacato e del mondo cooperativo, riaffermando il valore della legalita’. Valore che, nel caso specifico, assume una connotazione particolare”.

E ancora: “La decisione del tribunale attesta che la cooperativa 29 giugno, attraverso un percorso non certo facile avviato a seguito delle note vicende giudiziarie di quattro anni fa, ha ripristinato pienamente la legalita’ e per questo viene chiamata ad impegnarsi per realizzare un progetto che punta ad assicurare una prospettiva di continuità e di crescita alle attività imprenditoriali sequestrate”.

www.affaritaliani.it

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