Arabia Saudita, chiesta pena di morte per 5 attivisti dei diritti umani

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L’ufficio del procuratore saudita ha chiesto la pena di morte per cinque attivisti per i diritti umani, tra cui una donna nota per aver documentato le proteste antigovernative. E’ quanto hanno detto oggi Amnesty International e Human Rights Watch (HRW). Se il giudice seguirà le richieste dell’accusa, Israa al-Ghomghan sarà la prima donna giustiziata in Arabia Saudita (orrido alleato UE) per attività legate alla difesa dei diritti umani. La donna è in carcere dal 2015 proprio come suo marito, secondo le due ong.

Nessun commento, per il momento, da parte delle autorità saudite. Le cinque persone che il pubblico ministero vuole mandare al patibolo, sono accusate di istigazione alla protesta nella minoranza musulmana sciita nella ricca regione petrolifera nella parte orientale del regno governato da una dinastia sunnita.”Israa al-Ghomgham e altre quattro persone stanno affrontando la peggiore fase oggi semplicemente per il loro impegno nelle proteste anti-governative”, ha dichiarato il direttore della campagna di Amnesty International per il Medio Oriente Samah Hadid. “Stiamo chiedendo alle autorità saudite di abbandonare immediatamente il loro piano”, ha aggiunto.”Qualsiasi esecuzione è terrificante, ma chiedere la pena di morte per attivisti come Israa al-Ghomgham che non sono nemmeno accusati di comportamento violento è mostruoso”, ha detto Sarah Leah Whitson, direttrice della HRW per il Medio Oriente.

Israa al-Ghomgham si è fatta un nome documentando, dal 2011, proteste antigovernative nella provincia orientale dove si concentra la maggior parte della minoranza sciita che si lamenta regolarmente di essere perseguitata ed emarginata. “Condannare Israa al-Ghomgham alla pena di morte manderebbe un orribile messaggio che tutti gli attivisti possono essere presi di mira allo stesso modo per la loro protesta pacifica e l’impegno per i diritti umani”, ha detto Samah Hadid.

” Le accuse contro di lei (…) sono assurde e chiaramente motivate politicamente a mettere a tacere ogni sfida”, ha detto il capo di Amnesty. Secondo l’ONG, dodici importanti attivisti per i diritti umani, tra cui otto donne, sono stati arrestati da maggio nel regno. HRW ha parlato di “una repressione governativa senza precedenti” contro qualsiasi voce dissenziente.Questi arresti arrivarono mentre il regno ultraconservatore sembrava fare qualche passo in favore dei diritti delle donne, autorizzandole a guidare da giugno. Le donne, tuttavia, devono sempre avere il permesso di un maschio (padre, marito, fratello o altro parente maschio) di viaggiare o sposarsi.

Agli inizi di agosto, il Canada ha chiesto la “liberazione immediata” di attivisti per i diritti umani, tra cui Samar Badaoui, sorella del blogger imprigionato Raef Badaoui, noto anche per la sua lotta per le libertà fondamentali per cui ha vinto il premio Sakharov del Parlamento europeo. Ma Riad ha fortemente respinto queste critiche, espellendo l’ambasciatore canadese. L’Arabia Saudita è uno dei paesi con il più alto numero di esecuzioni nel mondo.(Fonte Afp)

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