Terremoto, 15 anni per ricostruire le Marche. In Giappone ci mettono 6 giorni

di Antonio Amorosi

11 marzo 2011, 7 anni fa, Kanto, nord di Tokyo, una terrificante scossa del 9° grado della scala Richter distrugge un’area e apre diverse voragini in un’autostrada. Una potenza spaventosa al cui confronto i nostri terremoti sono lievi. 17 marzo, 6 giorni dopo, il ponte è perfettamente ricostruito dagli ingegneri e dagli operai della società Nexco che si è occupata dei cantieri. Su 20 differenti strade e autostrade, circa 813 chilometri su 870 danneggiati dal terremoto, sono già stati riaperti al pubblico, spiega la società sul suo sito. Guarda il video.

Marche, due anni fa le due scosse di terremoto che al massimo hanno toccato i 6,5 di “magnitudo momento”. E ieri il presidente della Regione Marche ha annunciato che ci vorranno circa 15 anni per riportare l’area alla normalità, mantenendo unite le comunità. E’ ufficiale.

Un decennio, massimo un decennio e mezzo per riportare alla vita Comuni parzialmente o del tutto distrutti. Per adesso siamo quasi alla conclusione della fase d’emergenza, almeno sulla carta. Capito? La fase d’emergenza.

Il governatore della Regione, Luca Ceriscioli, ha anche spiegato che rispetto a L’Aquila, dove le macerie sono state rimosse in 5 anni, si è fatto molto meglio.

Se molto resta ancora da fare qualcosa poteva andare meglio. Sapete cosa? “Si poteva per esempio non raccontare che avremmo fatto le casette in quattro mesi”, dicono alla conferenza di illustrazione dello stato dell’arte. Sarebbe questo il cruccio del presidente della Regione.

Le maglie della burocrazia troppo complesse, le lungaggini italiane, la conformazione difficile del territorio e due commissari che si sono alternati, due politici, Vasco Errani e Paola De Micheli, privi anche di specifiche competenze tecniche, non hanno snellito un iter farraginoso come in ogni altro terremoto. Uno dei nodi più spinosi è che il contributo statale per la ricostruzione può essere erogato solo a immobili che rispettino i requisiti di conformità, ovvero non devono essere presenti abusi né urbanistici né edilizi né strutturali. In alcune zone gli abusi sono sull’85-90% degli edifici.

Problemi probabilmente risolvibili in un Paese moderno, ma non in Italia.

Quindici anni sono lunghi. Molte persone moriranno senza rivedere le proprie case.

“In un Paese civile gli abitanti partirebbero con i forconi in cerca delle istituzioni”, spiega Giacomo, terremotato di Ascoli Piceno, “ma noi non siamo un Paese civile. Diamo un tanto a te, un tanto a me e un tanto a un altro e siamo felici. Se la ricostruzione dura 15 anni si può magnà di più. Perché non la facciamo durare 30 anni?” 

Con questi numeri, sfoghi e frustrazioni sono comprensibili. Ma anche chi è in buona fede, come non  dubitiamo siano i vertici della Regione, non è normale che si adatti a tali tempi tecnici per un terremoto di 6,5 di magnitudo.

Se i giapponesi riescono a ricostruire le loro strutture in 6 giorni noi, se vogliamo, ricostruiamo i ponti in 3, come è stato fatto ad Amatrice subito dopo il sisma. Forse ai vertici della ricostruzione ci sarebbero voluti super tecnici che per mestiere si occupano di grandi disastri e non politici e tecnici locali?

Attualmente, sono circa mille i cantieri già avviati nelle aree colpite, hanno spiegato i tecnici della Regione Marche. Secondo Ceriscioli, i mille cantieri sono “il segno che la ricostruzione è possibile e sul fronte dell’emergenza finalmente assistiamo alla coda delle attività”. L’emergenza di sicuro durerà ancora fino al 31 dicembre di quest’anno. Nel frattempo, si attende il nome del nuovo commissario che sostituirà Paola De Micheli. Ceriscioli ha anche annunciato di voler “velocizzare in particolare la ricostruzione privata con una maggiore semplificazione nel settore pubblico, troppo appesantito da procedure ordinarie che non colgono la straordinarietà di quanto accaduto”.

Le risorse messe a disposizione della ricostruzione pubblica, cioè strade, scuole, chiese ed edilizia residenziale sono di 1,6 miliardi di euro di cui 44 milioni solo di donazioni, mentre le pratiche di ricostruzione privata finora presentate sono 4658 su 38.500 domande attese, a fronte di 138 milioni di fondi concessi.

Dai sopralluoghi effettuati, su 110.436 edifici, 47.748 sono risultati inagibili. In più ci sarebbero 400 milioni di fondi europei già stanziati, di cui 100 milioni già banditi soprattutto alle imprese”.

La proprietaria di un B&B in zona Ascoli Piceno, Iride Luzi, presidente del comitato nazionale scuole sicure, ha raccontato sulla sua pagina facebook come ha riaperto a giugno il suo B&B. Una giovane coppia, partita la mattina presto da Genova, vi è arrivata ma dopo aver sbagliato strada, passando da Castelluccio di Norcia e percorrendo la Salaria.

Lui rivolgendosi a Iride: “Oltre ad allungare abbiamo visto macerie su macerie, ma scusi, c’è stato un nuovo terremoto?”

Iride: “Sono rimasta in silenzio. Poi ho capito, che lui da Genova, il nostro terremoto lo conosce dai racconti e dalle fiabe in tv. Lui era convinto che tutto qui fosse a posto, quali dati possiede uno che arriva da Genova, se non quelli del mainstream propagandistico? Gli ho risposto seria: ‘No, niente di nuovo, fortunatamente, quelli che ha visto sono i danni del 2016’. Ho preso fiato e ho concluso ‘quelli del NON VI LASCEREMO SOLI’.

Lui e la ragazza hanno stretto gli occhi e si sono incupiti. Increduli e in sofferenza abbiamo lasciato posto al silenzio per un lungo attimo. Poi ho cambiato discorso.

www.affaritaliani.it



   

 

 

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