Orban: “O difendiamo i confini o ci faranno neri”

Il discorso sull’Europa che il premier dell’Ungheria, il sovranista Viktor Orbán, ha tenuto il 16 giugno scorso in memoria di Helmut Kohl. Traduzione di Donato Mancuso pubblicata su Libero il 28/06/2018

Paolo Becchi

Molte cose sono in atto contemporaneamente: i segni premonitori di una guerra commerciale con gli Stati Uniti; il conflitto armato tra Ucraina e Russia; un nuovo modello di politica in Italia all’orizzonte; i negoziati per la Brexit. In altre parole, coloro che si occupano di politica europea oggigiorno necessitano di calma, nervi saldi, coraggio e un ottimo tempismo. […]

Dobbiamo difendere i confini esterni: questo è il presupposto per la libera circolazione all’interno. La difesa dei confini è un «compito obbligatorio» che però non può essere adempiuto a livello europeo, ma che attiene agli stati membri. Può esserci sostegno europeo, ma la responsabilità è nazionale. Abbiamo visto che la posizione dell’Ungheria, in precedenza condannata, sta ora guadagnando sempre più consenso.

Il futuro dell’Unione europea dipende dalla sua capacità di difendere i confini esterni. Questa è la prossima questione che pesa sul futuro dell’Unione. Se difendiamo i nostri confini, il dibattito sulla distribuzione dei migranti perde di significato, poiché questi non potranno entrare. E se non riescono ad entrare, non c’è nessuno da distribuire. È un concetto di buon senso. Se seguiamo questa linea d’azione, l’unica domanda da porsi è cosa dovremmo fare con coloro che sono già entrati. La nostra risposta è che non dovrebbero essere distribuiti, ma rimpatriati.

LA LEZIONE ITALIANA

E così arriviamo alla questione del nuovo bilancio europeo, appena presentato per la discussione. Signore e signori, questo bilancio è esattamente come la stessa Commissione europea: pro-immigrazione e pro-migranti. L’essenza – o, se preferite, la novità – sta nel fatto che preleva denaro dai cittadini europei per elargirlo a migranti e Ong. È come se lo avesse scritto George Soros, e magari lo ha fatto davvero. Gli italiani hanno finalmente capito qualcosa che tutti noi sappiamo da tempo: vale a dire che le Ong sono di fatto trafficanti di esseri umani. Il bilancio della Commissione mira ora a finanziarli, nel senso che mira a sostenere il cartello di trafficanti che ci portano operai e impiegati. Questo è ciò che gli italiani hanno finalmente capito.

Se la debolezza fisica ha una causa spirituale, come nel caso dell’Unione europea, allora la cura deve iniziare non con il corpo, ma con lo spirito. Sono convinto che l’Unione abbia perso la sua capacità esemplare di risolvere i problemi in quanto ha abdicato al proprio passato e ha quindi dimenticato i suoi decenni di esperienza di governo. Ha sviluppato una forma di amnesia. Questo è ciò che abbiamo imparato dagli scritti del professor József Szájer. Secondo l’ideologia attualmente dominante nell’Unione europea, la pace, il progresso e la cooperazione in Europa sono iniziati con l’istituzione della comunità europea. Ciò che l’ha preceduta era il piccolo, frammentato stato nazionale e la rivalità religiosa alimentata da impulsi nazionali e settari, che ha portato a guerre sanguinose – e per finire all’Olocausto stesso. Pertanto, secondo la logica di Bruxelles, avvalersi di quella precedente prassi come guida non è solo irrealistico: se lo si fa, si agisce in violazione diretta dei nuovi valori fondamentali neutrali dell’Europa; farlo causa esclusione, è pericoloso e criminale.

UNA CAMICIA DI FORZA

L’Europa ha quindi indossato una camicia di forza spirituale e ha messo da parte le lezioni di centinaia – o persino migliaia – di anni di governo. Dobbiamo prima di tutto liberarci da questa camicia di forza, perché non ci sta solo causando problemi spirituali, ma anche problemi politici pratici. In un altro scritto del professor József Szájer ho letto che coloro che si arrendono, che eliminano il loro passato – o che permettono che gli venga portato via – non dovrebbero sorprendersi se, quando cercano di risolvere i nuovi problemi che si trovano ad affrontare, scoprono di aver anche perso la loro bussola. Così, di recente stimati statisti hanno fatto asserzioni facilmente confutabili con una minima conoscenza della storia; una di queste affermazioni è che i confini marittimi non possano essere difesi. Negli ultimi anni le argomentazioni che hanno annoverato circa confini, muri e recinti sono contraddette dall’esperienza dell’umanità risalente a migliaia di anni. I confini, dopo tutto, sono aspetti fondamentali della vita: senza confini, l’esistenza è impossibile. Qualcosa che non ha confini e non ha contorni, semplicemente non esiste. E se i confini marittimi non possono essere difesi, come possono anche solo esistere sulla terra Paesi con le coste? È ovvio che ciò che è mancata non è stata la capacità di difesa, ma la volontà; e questo è stato dimostrato dalle più recenti azioni del governo italiano.

LE RADICI CRISTIANE

Quando parliamo della potenziale rinascita dei democratici cristiani e della democrazia cristiana, per me il pensiero dominante è quello che i tedeschi ricevettero in un messaggio radio trasmesso dall’America intorno al 1945. Recitava così: «il cristianesimo è il contesto in cui tutti i nostri pensieri traggono significato. Non tutti gli europei hanno bisogno di credere nella verità della fede cristiana; tuttavia tutto ciò che essi dicono o fanno trarrà il proprio significato dal retaggio cristiano».

Oggi l’ordine liberista sta crollando perché è emerso con chiarezza che i suoi ideali non si basano sulla vita, sulla realtà e sulla storia, bensì su costrutti artificiali che semplicemente non possono ospitare concetti considerati irrazionali, che tuttavia hanno modellato e determinato l’Europa e le vite degli europei per duemila anni: concetti come la fede, la nazione, la comunità e la famiglia.

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