Documenti falsi ai migranti e associazione a delinquere: 25 indagati

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CAGLIARI, 20 GIU – Un’organizzazione criminale capace di allestire tutto il necessario per consentire ai migranti irregolari di stare in Sardegna e ottenere il permesso di risiedere nell’Unione Europea, dal far figurare un lavoro e una residenza inesistenti, ai documenti necessari per la loro regolarizzazione.

I sostituti procuratori di Cagliari, Danilo Tronci ed Enrico Lussu, hanno chiuso nei giorni scorsi – come anticipato da La Nuova Sardegna e confermato all’ANSA – un’indagine su un presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina che coinvolge una ventina di persone, contestandone a una decina l’associazione a delinquere.

Al vertice dell’organizzazione ci sarebbero due imprenditrici, un commercialista e vari prestanome e presunti fiancheggiatori che avrebbero fatto finta di dare ai migranti un lavoro così da permettere loro di stare nell’Isola e ottenere il permesso di soggiorno. Un giro di affari che avrebbe interessato cittadini di Bangladesh, Pakistan, India, Ghana e Senegal. Capace di aggirare le rigide norme per il rilascio dei permessi di soggiorno in cambio di denaro.

L’agenzia attorno alla quale ruotava l’organizzazione, specializzata nel trovare lavoro e domicilio agli stranieri, sarebbe stata gestita – secondo l’accusa – dall’imprenditrice Sabrina Giacomini con l’amica Simonetta Farci. Sarebbero state loro, per la Procura, a tenere le fila dell’organizzazione che sfornava certificati di lavoro inesistenti, case dove far risiedere i migranti e documenti fiscali taroccati. L’inchiesta ha coinvolto – seppure marginalmente – anche il mago Giancarlo Giacomini (padre di Sabrina) e volto noto dell’esoterismo e dell’occulto degli anni ’80 e ’90 nell’Isola.

Notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, ora gli indagati potranno avere a disposizione il fascicolo dell’inchiesta – con anche le intercettazioni raccolte in quattro anni di indagine portata avanti dai carabinieri della stazione di Villanova e del nucleo ispettorato del lavoro – e decidere se farsi interrogare dai pm o presentare memorie e ulteriore materiale. Solo in seguito i magistrati decideranno se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o archiviare.(ANSA).

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