Scandalo basket under 18 Puglia: responsabili la Fip e lo Stato italiano

di Gianmarco Landi

In Puglia due giorni fa si è tenuta una finale regionale di basket under 18 dove le due contendenti hanno palesemente giocato a perdere e al contrario di tutte le grida spagnolesche contro dei ragazzi non ancora maggiorenni, io affermo che hanno avuto piena ragione di farlo. Perciò dico grazie a quei ragazzi: io sto con voi, e non sto dalla parte degli ipocriti e degli stupidi che avrebbero voluto vedervi far finta di giocare al nostro meraviglioso sport, senza scuotere i palazzi di maneggio dei soldi.

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Come mai è accaduto questo evento spiacevole?

L’episodio è avvenuto perché la vincente della Final Four pugliese, Aurora Brindisi o BK Martina Franca, sarebbe stata penalizzata nel proseguimento dei campionati nazionali, dato che successivamente avrebbe partecipato al girone interzonale più difficile, più disagiato e soprattutto più dispendioso economicamente. La vincente, infatti, sarebbe stata tale in senso morale ma non in senso reale, perché sarebbe stata penalizzata dovendo andare in trasferta con due squadre toscane, una marchigiana e due campane, cioè piazze tradizionalmente più forti e sicuramente più lontane geograficamente rispetto alla Puglia. Per questo motivo era meglio risultare la perdente della finale regionale, che invece sarebbe stata una vincente di fatto, dato che avrebbe partecipato ad un gruppo interzonale più comodo, più economico e meno competitivo con due avversarie laziali, due campane ed una pugliese.

Lo scandalo effettivamente c’è, ma le indecenze non sono state causate dai ragazzi, dai coach o dai dirigenti impegnati per pura passione ad alimentare il futuro dello sport più diffuso, più pulito e più bello della nostra epoca, anche se in Italia non è ancora così, ma sono state generate dal riverbero malato di una Federazione sportiva incapace e da uno Stato italiano miope ed insensato.

Le Istituzioni italiane invece di occuparsi di denunciare ideologie morte e sepolte o finanziare centri sociali che organizzano eventi facinorosi in piazza per spaccare la testa alle forze dell’ordine, dovrebbero occuparsi di quei ragazzi che giocano a pallacanestro e che sono vittime di un sistema in marcescenza che simboleggia la punta dell’iceberg di una fenomeno di decadenza del basket, patrocinato dalla FIP, Federazione Italiana Pallacanestro, parallelo alla decadenza economica italiana patrocinata dallo Stato Italiano, aggressore fiscale del Popolo Italiano con intenti illiberali e criminogeni.

Al vertice della Fip c’è da parecchi decenni il solito politicante che non ha nulla da dare ma ha ancora tanto da prendere e pretendere, cioè il signor.Gianni Petrucci. Costui, ex ras del calcio e del Coni, è un gran maneggione di soldi nonché di leve politiche, abilissimo nell’imporsi con le dinamiche dell’arte politica pura, infatti viene rieletto da decenni attraverso il viatico di congressi bulgari con oltre il 90% di consensi, sebbene i disastri sportivi sul parquet siano sotto gli occhi di tutti, con una Nazionale che è passata dai podi olimpici e mondiali al non riuscire più nemmeno a qualificarsi alle Olimpiadi.

La Fip comanda sul basket e impone le regole di partecipazione ai campionati, nomina gli arbitri alle partite, anche quelle in Lega A, talvolta comminando sanzioni di migliaia di euro ai pubblici ‘scomposti’ dei palazzetti i cui presidenti risultano putacaso invisi rispetto alle pretese del vertice. Queste sono le dinamiche sottese alle conferme plebiscitarie di Petrucci con il 93% , una cartina al tornasole di una dialettica svuotata di merito e occupata dalla peggiore politica politicante, senza alcuna possibilità che emergano idee nuove e forti, in un ambito come quello cestistico italiano volto da ormai 15 anni alla inarrestabile decadenza.

I ragazzi delle due squadre under 18 giunte in finale in Puglia sicuramente hanno offerto uno spettacolo indecente, ma ribadisco che la colpa non è loro, poiché il loro comportamento, quando si conoscono le situazioni di precarietà economica in cui versano le società di basket, dove anche piazze storiche e scudettate di serie A retrocedono fuori dal campo, è addirittura meritorio, come è meritorio fare uno ‘sgarbo’ quando si è maltrattati.
Perciò io ringrazio questi ragazzi, perché partendo dal loro ‘centro sociale’, e senza spaccare teste ai poliziotti come fanno certuni coccolati dalle Istituzioni, hanno implicitamente inscenato una protesta contro la situazione politica della pallacanestro. Il compito di chi partecipa ad un campionato è quello di impegnarsi al fine di ottenere il miglior risultato ma non nella singola partita, bensì nell’arco di una lunga competizione che, specie nel basket, ha il suo clou arrivando alla fine. Perciò il misfatto è attribuibile alla Fip e allo Stato italiano che hanno la responsabilità politica di questa insana organizzazione.

Il misfatto è attribuibile alla Fip che ha molto male organizzato le succitate competizioni giovanili, dato che la bellezza di una partita di pallacanestro non è solo nella soddisfazione di prevalere immediatamente sul campo, infatti quando segnare un punto a referto in più non premia in campionato chi lo fa ma chi lo subisce, è pacifico che perdere una partita può essere eticamente sportivo in una stretta ottica di fare meglio nel medio e lungo periodo.

Ma il misfatto è ancora di più attribuibile allo Stato italiano, che nella sua isteria di continua aggressione fiscale, ha reso molto sconveniente le sponsorizzazioni sportive mettendo sotto la lente di ingrandimento persecutoria del fisco, le imprese che avessero speso ‘troppo’ in marketing attraverso lo sport, dimenticando che tanti altri Paesi della Unione Europea, in cui le aziende e i vivai cestistici sono floridi, godono di un sano volano fiscale che non solo è alla base dei successi internazionali delle loro squadre, ma è anche propedeutico ad una tessitura sociale delle nuove generazioni di cittadini, più sana e vincente.

L’episodio perciò è emblematico dei modi illogici e stupidi con cui man mano si corrompe l’etica della Repubblica italiana, dove non è un caso se cose più importanti del basket, come il dover pagare le tasse con ossequio rigoroso della Legge, come si dovrebbe fare in teoria e per onestà, coincidendo con il far fallire la propria azienda, diventano comportamenti onesti ma stupidi in una realtà pratica invertita dalla politica. Pagare le tasse nei termini di come ora pretende lo Stato in Italia è esattamente come impegnarsi a vincere una partita la cui vittoria ti punirà in senso sportivo ed economico, cioè una cosa che non ha senso né alcuna ragione.

La presidente della Fip regionale pugliese, Margaret Gonnella, ha commentato dicendo ‘ stiamo rilanciando il Movimento bla bla bla….ma abbiamo bisogno di persone che tengano la barra dritta: l’etica sportiva viene prima di tutto”. Alla signora del basket pugliese spiego cosa significa la parola etica, perché dimostra di non conoscerla. L’etica è una branca della filosofia che studia i fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, ovvero distinguerli in intelligenti, giusti, leciti e convenienti, rispetto ai comportamenti ritenuti stupidi, ingiusti, illeciti o sconvenienti, secondo un ideale modello comportamentale da tutti riconosciuto come buono. L’etica non discende sulla testa dai cittadini dallo Stato né dalla Fip sugli atleti, l’etica è quello che tutti riconoscono come giusto, intelligente, buono ed utile.

Quando la FIP organizza campionati in cui i premi (vantaggi competitivi) sono ingiusti, e perdere diviene intelligente perché chiaramente conveniente, la mancanza di etica non si ravvisa in chi sul campo ricerca il proprio vantaggio nel proseguimento del campionato, ma in chi organizza le attività di un movimento sportivo , prendendo a calci quell’etica sportiva che è incapace di preservare. Più che gli autocanestri e i palloni buttati fuori appositamente, la signora Gonnella dovrebbe scandalizzarsi per gli spalti vuotissimi di contorno ad una partita under 18, con ciò esprimendo tutta la miseria di risultati attribuibili a questa scellerata FIP politicante, un ‘partito’ della prima Repubblica totalmente incapace di coinvolgere nel Movimento le scuole e i ragazzi, come avviene in America e in alcuni paesi della Unione Europea, e in Italia cercano di fare alcune società sportive di serie A.



   

 

 

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