L’UE fa cassa con il signoraggio: Monti vuole sottrarre 56 miliardi agli Stati

Nel pieno della crisi economica, era diventato un tema centrale nei dibattiti (spesso online) sulle banche e i loro poteri presunti occulti. Salvo poi scoprire che il signoraggio non ha nulla di oscuro, ma è semplicemente la pratica, già in uso da secoli, di stampare moneta e guadagnarci attraverso gli interessi. Nella zona Europa a raccogliere questi interessi è la Bce, che poi li redistribuisce agli Stati membri. Almeno fino ad ora: già, perché la Commissione europea chiede adesso che i ricavi dal signoraggio restino a Francoforte, sede della Bce, e da qui vadano nelle casse di Bruxelles. Un modo per finanziare l’Ue direttamente senza passare dalle estenuanti trattative sul bilancio con i paesi membri.

La proposta di Monti

A proporre l’idea è stato il gruppo di lavoro guidato dall’ex premier italiano, Mario Monti, a cui la Commissione ha affidato l’incarico di trovare le modalità per garantire maggiori risorse “proprie” alle istituzioni europee. L’intento di Bruxelles è di avere un proprio flusso di cassa indipendente dai contributi nazionali (e dalle estenuanti trattative sui bilanci pluriennali e annuali).

Secondo i calcoli del gruppo di Monti, il signoraggio potrebbe garantire introiti dai 10,5 ai 56 miliardi in sette anni. Più o meno quanto le regioni italiane percepiscono con i fondi Ue della politica di coesione.
Dall’Iva alle emissioni inquinanti, le altre fonti proprie

Tra le altre proposte, c’è quella di “mettere le mani” sugli interessi ricavati dalla Bce sull’acquisto dei bond greci emessi durante la crisi, che arriverebbero a circa 8 miliardi. L’ammontare maggiore potrebbe arrivare dalla proposta di armonizzare l’Iva tra gli Stati membri, che consentirebbe all’Ue ricavi diretti tra i 105 e i 140 miliardi in sette anni. Altri flussi di cassa si potrebbero ottenere dall’istituzione di una base imponibile comune per le imprese, con una parte dei ricavi statali trattenuti alla fonte dall’Ue (valore tra i 21 e i 140 miliardi). Infine, Bruxelles propone di avere una quota dei ricavi del sistema Ets, ossia il mercato Ue delle emissioni inquinanti, che potrebbe portare nelle casse comunitarie altri 105 miliardi in sette anni.

http://europa.today.it

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