Gazzetta di Lucca: nasce la pagina “Cuori in divisa”

Questo articolo, scritto dal direttore della Gazzetta di Lucca Aldo Grandi, è il naturale proseguimento della vicenda già presentata

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Difende Polizia e Carabinieri, Aldo Grandi denunciato per vilipendio delle forze armate

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Caro colonnello le scrivo, così mi distraggo un po’…

Dopo il sequestro d’urgenza disposto dalla magistratura di una pagina del giornale il cui titolo è stato ritenuto lesivo dell’immagine delle forze armate e delle istituzioni, ecco, allora, una nuova pagina denominata Cuori in divisa perché dietro ogni divisa, sia essa quella di un agente o di un militare, batte sempre e salvo rare eccezioni, un cuore ispirato da principi che dovrebbero tutelare la collettività.

Questa sezione sarà dedicata ai temi che riguardano l’ordine pubblico, ma, soprattutto, la vita quotidiana di chi, ogni giorno, cerca di fare il proprio dovere e spesso si ritrova vilipeso, dileggiato, umiliato, mortificato e trasferito solamente per aver creduto in uno stato e in quelli che dovrebbero essere i valori cardine su cui la convivenza civile e pacifica dovrebbe basarsi.

Questa non sarà una pagina apologetica delle forze dell’ordine, ma un contenitori in cui troveranno spazio storia e cronaca relative a uomini e donne che, in un universo sempre più complesso e complicato, provano a trovare una via d’uscita. Si tratta di uomini e donne in divisa sotto la quale, però, batte, sempre e comunque, un cuore che l’appartenenza ai vari corpi non fa certamente scomparire. Non siamo più negli anni Settanta del secolo scorso, quando un agente o un carabiniere erano considerati, a sinistra e, poi, anche a destra, servi ancor più che servitori di uno stato considerato strumento di una classe per opprimerne un’altra.

No, oggi e non solo da oggi, come ebbe a dire una volta Nando Dalla Chiesa, quelle divise che venivano viste con timore, con il passare del tempo imparò a vederle, lui tra l’altro figlio di un generale dei carabinieri, come una garanzia di democrazia e sicurezza.

E’ vero, le Gazzette e la Gazzetta di Lucca in particolare sono considerate delle testate giornalistiche on line vicine alle forze di polizia, ma questo non perché ci sia una sorta di minimo comune denominatore a prescindere, ma perché la Gazzetta di Lucca dà sovente voce agli ultimi che, al contrario, dovrebbero essere i primi. I mass media del PUD (pensiero unico dominante) vedono carabinieri e polizia come il fumo negli occhi ritenendoli incapaci di svolgere un ruolo che non sia quello di semplici manovali al servizio della repressione. Questa visione, tipicamente di Sinistra, non regge davanti alle prove di questa società globalizzata dove non soltanto il senso e il significato, ma anche il buonsenso se ne sono andati a farsi fottere.

Viviamo in una realtà deresponsabilizzata, dove ognuno pensa di dover scaricare sull’altro pur di non agire in prima persona. I vertici delle forze armate hanno il timore di perdere, e con loro tutto il sistema gerarchico, i privilegi acquisiti nel corso di oltre settanta anni di pace.

Ma c’è una base – e anche un’altezza – che dall’ultimo degli agenti o dei carabinieri arriva fino in cima alla piramide a cui non può sfuggire lo stato di malessere del popolo italiano, costretto a convivere con una criminalità più o meno organizzata che non conosce confini. Costretto, questo popolo che dovrebbe avere la sovranità, ma che la classe politica priva sistematicamente della possibilità e della potenzialità di esercitarla, a vedersi ‘invadere’ da milioni di immigrati senza arte né parte, accolti non a seguito di un progetto serio di valorizzazione, ma così, tanto per riempire la borsa della spesa e senza che ci sia qualcuno, tra governanti o militari o anche dirigenti statali, che abbia il coraggio di spiegare il perché di tutto ciò.

Vengono a dirci che ci pagheranno le pensioni, ma se non lavorano per aziende private e vivono di elemosine e assistenzialismo, come potranno farlo? Non saremo, come siamo adesso, forse noi a dover pagare loro vita natural durante?

Per chi, come chi scrive, ha lavorato una vita come cronista di nera e giudiziaria, l’unica via d’uscita per coloro che ancora credono e hanno il senso dello Stato, sarebbe quella di emigrare abbandonando l’Italia alla deriva verso il continente africano. Ma non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo. Soli, senza più nemmeno la Chiesa cattolica a difendere valori e istituzioni secolari, resta soltanto la consapevolezza di ognuno a scendere in pista e giocarsi il futuro cercando di dare il massimo per renderlo migliore per le future generazioni.

Cuori in divisa sarà a fianco di chiunque, sul suolo di questo sfasciato stivale, vorrà provare a restituire dignità a tutto ciò che dignità ha perduto.

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