La sindrome ‘sessista’ è un veleno che si è insinuato nel linguaggio

di Filippo Facci

Siamo nel pieno di una sindrome che potremmo definire «sessista», ma non sappiamo neanche più come chiamarla: è un veleno che si è insinuato nel linguaggio comune e che individua una discriminazione in ogni differenza, in ogni specifica, in ogni peculiarità che rende ogni cosa o persona diversa da un’altra.

Questo pistolotto serve a introdurre il milionesimo esempio, roba di ieri: c’è la Siae di Stradella (Pavia) che tre giorni fa aveva messo un annuncio sul portale di Garanzia Giovani, progetto governativo finanziato dall’Ue per favorire l’occupazione; questo annuncio recitava così: «Cercasi impiegata di bella presenza per tirocinio, durata 6 mesi più proroghe, part time 20 ore settimanali, retribuzione 400 euro mensili. La tirocinante si occuperà di mansioni di front office allo sportello a contatto con il pubblico».

Bene, dov’è il problema? Forse, ecco, sono i 400 vergognosi euro al mese che corrispondono a circa 5 euro all’ora: ma si tratta pur sempre di un tirocinio, anzi, uno stage come si dice oggi. E invece no. Lo scandalo è la definizione di «bella presenza», o almeno così ha pensato il giuslavorista Michele Tiraboschi sul suo profilo Facebook: ha denunciato un tono sessista e ha intravisto addirittura un paragone con il recente caso Bellomo, il consigliere di Stato che obbligava alcune sue studentesse (quelle che accettavano) a vestire con tacchi, minigonne e a tenere comportamenti fuori dal mondo o perlomeno dalla legge. Un parallelo che non c’entra un tubo, come capisce chiunque, ma la sindrome ormai è inarrestabile: quel «bella presenza» è stato ritenuto sessista e discriminatorio. Su Twitter, Tiraboschi ha poi definito «sempre più ridicoli (oltre che contrari alla legge)» gli annunci di Garanzia Giovani. Perché ridicolo, nel caso? E di che legge parla?

Sta di fatto che l’annuncio è arrivato fino al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il quale «informato… ne ha disposto l’immediata rimozione». Non solo: in una nota ministeriale si spiega che «ha chiesto ai responsabili del sito di attivare un’indagine per verificare le modalità di controllo dei contenuti degli annunci».
Una prima indagine – nostro suggerimento – sarebbe digitare su un motore di ricerca «Annunci+bella presenza» e vedere le migliaia di risposte che verrebbero fuori: tutti sessisti, dobbiamo presumere. Del resto, secondo Repubblica di ieri, «non ci si aspetta che tra i requisiti richiesti da un’azienda a una potenziale impiegata ci sia la bella presenza». Ah no?
E invece sì, sempre e da sempre. E’ perfettamente normale, e vale anche per gli uomini: una rapida ricerca permette di scoprire che sul web si ricercano autisti, farmacisti, sommellier, commessi, camerieri, venditori diretti, receptionist e ogni genere di professionisti (maschi) di bella presenza. Che vuol dire? Vuol dire che non stiamo parlando di cubiste da discoteca, di hostess da ricevimento, di indossatrici da passerella: stiamo parlando – nel caso – di una «mansione di front office allo sportello a contatto con il pubblico». Si parla, dunque, di un lavoro che rappresenta il primo biglietto da visita di un’impresa (come la hall di un hotel, o di una palestra, o di un certo tipo di negozio) dove è perfettamente normale gradire la «bella presenza» di una donna oppure di un uomo, oltre a caratteristiche che un successivo colloquio di lavoro potrà eventualmente individuare.

Che accidenti credono che sia, una «bella presenza»? Il casting per un concorso di bellezza? Nel gergo dei sempre più diffusi servizi di «recruiting» (agenzie che si occupano di reclutare e selezionare personale per conto delle aziende) essere di bella presenza significa non essere sciatti o troppo appariscenti nel vestire, saper sorridere ed essere cortesi, curare il proprio aspetto che deve apparire ordinato, non avere capelli con tagli e tinte troppo notevoli, insomma non avere caratteristiche fisiche che distraggano il pubblico che si approccia all’azienda o quello che sia. Belli si nasce, ma di bella presenza no.

L’unica vera critica che si potrebbe muovere, semmai, è che la bella presenza (chiamatela «buona presenza», «gradevole presenza», se volete) è un requisito così ovvio che si potrebbe anche non richiederlo espressamente per iscritto, ormai. Comunque sia, l’assenza di una pretesa «bella presenza», in un annuncio, non darà più possibilità a chi ne ha una brutta. E parliamo di una presenza, ripetiamo, quasi sempre meritoria, fatta di una basilare cura per se stessi che spesso può rendere gradevole e accomodante anche chi bello non è. Ciascuno gioca le carte che ha, e, se non ne ha una in particolare, ne cerca o inventa un’altra.

Ma c’è poco da fare: nessun politicamente corretto impedirà che per fare il corazziere occorra essere almeno 190 cm con una costituzione «adeguatamente armoniosa», o che per guidare i treni non si debba essere troppo cecati, o che per l’annuncio per un lavoro di front office non si debba presentare un punkabestia ma una persona di bella presenza, se possibile.

Libero, 22 dicembre 2017

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