Gas, riflessioni sull’esplosione all’impianto di Baumgarten

Riflessioni sull’esplosione all’impianto del gas a Baumgarten, che ha provocato almeno un morto e una ventina di feriti di cui uno molto grave.

di Armando Manocchia

L’Hub di Baumgarten, di cui una quota del principale distributore Tag appartiene a Snam (società controllata dal governo italiano), assicura che le forniture in Italia ricominceranno questa notte.
Baumgarten è il terminale del gasdotto di Urengoy-Uzhgorod, dove transita, attraverso l’Ucraina, soprattutto Gas russo con una portata potenziale da 140 miliardi di metri cubi l’anno. E da questo Hub, centro di una rete di gasdotti secondari, che il gas arriva in Italia, Francia, Germania, Croazia, Slovenia ed Europa orientale.

L’incidente di Baumgarten ha destato molta preoccupazione in Europa dove transita il 10% della domanda di gas naturale, ma soprattutto in Italia dove arriva il 30% del nostro fabbisogno.
Come prevedibile, questo incidente ha fatto quasi raddoppiare i prezzi (90%). Se a questo rialzo aggiungiamo che proprio in questi giorni, con l’ondata di freddo che ha colpito anche l’Italia nelle ultime settimane, il prezzo era già salito del 50%, è una vera e propria ‘mazzata’ per gli utenti consumatori italiani, già colpiti da una crisi economica creata a tavolino 10 anni fa, per desovranizzare gli Stati e impoverire le popolazioni per meglio sottometterle. Risultato: 10% della popolazione (sei milioni) in povertà assoluta e il 30%, (un italiano su tre) a rischio povertà.

Ma tornando all’incidente –  se di incidente si tratta perché con questi criminali al governo dell’Ue e dell’Italia, il beneficio del dubbio è proverbiale e, a proposito di proverbi, ce n’è uno che dice: “a pensar male spesso ci si prende”vengono a galla due grandi problemi: il primo riguarda le sanzioni alla Russia il cui obiettivo è quello di trovare tutti i modi possibili e immaginabili per danneggiare o non avvantaggiare, quindi non approvvigionarci dalla Russia. Secondo: riaprire il contestatissimo progetto del Tap, il Trans Adriatic pipeline, il gasdotto che arriva in Puglia dall’Azerbaijan.
Infatti il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda si è apprestato a dire :

«Bisogna diversificare. Con il Tap non saremmo in emergenza. Se avessimo il Tap – il progettato gasdotto che porterà il gas dall’Azerbaijan passando da: Turchia, Grecia e Albania, in Italia, ndr – non dovremmo dichiarare, come invece faremo oggi, lo stato di emergenza gas a causa dell’incidente in Austria. Questo vuol dire che abbiamo un problema serio, di dipendenza dalla Russia, per quanto riguarda le forniture di gas».

Agli amici russi dico di stare sereni perché il ministro Calenda ha ancora 120 giorni di vita politica al governo di questo meraviglioso paese. Inoltre, il ministro dovrebbe avere a cuore l’ambiente e studiare un po’ di geopolitica non gli farebbe male. Perché il ministro per “diversificare” dovrebbe attuare energie come il nucleare, rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico e non continuare a fossilizzarsi sull’energia fossile. E se il ministro è allergico alle energie rinnovabili, l’unica cosa che nel frattempo dobbiamo assolutamente fare è continuare, magari aumentando, ad approvvigionarci dalla Russia che è un grande paese Occidentale. Mentre l’Azerbaijan anche se è un paese che si dice laico, ha una popolazione al 96% musulmana, quindi è un paese islamico a tutti gli effetti esattamente come tutti gli altri paesi da cui ci approvvigioniamo di petrolio e di altro gas.

Se, e ripeto se, un domani prossimo ci sarà, come è ineluttabile, un scontro di civiltà con il mondo islamico, la prima cosa che perderemo sarà proprio l’approvvigionamento energetico, vista la nostra dipendenza energetica. E oggi, senza energia, che fai?

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