Veneto Banca: Statuto, Ferrarini, Lotto e Bialetti. I primi 100 debitori

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Dagli hotel a cinque stelle super-lusso come il Danieli di Venezia ai grandi nomi dell’abbigliamento, anche sportivo. E dalle imprenditori dell’alimentare made in Italy a quelli dell’immobiliare e del tessile. Quasi tutti i settori che tirano dell’economia reale nordestina. Nomi come il gruppo Statuto, Lotto, Boscolo, Ferrarini (Vismara), Stefanel e Bialetti.

Tutti compresi nella lista dei primi cento debitori di Veneto Banca, l’istituto di credito con sede a Montebelluna finito a gambe all’aria con un buco di 8 miliardi e 450 milioni di euro (4 miliardi e 235 milioni dovuti alle “sofferenze” e oltre 4 miliardi dovuti alle “inadempienze”) e ora acquisito da Banca Intesa grazie alla regia del governo e della Banca d’Italia. La rivela il Corriere della Sera dopo aver preso visione dei documenti depositati alla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche presieduta da Pierferdinando Casini.

Dalle carte emerge che l’immobiliare la fa da padrone. In cima alla lista dei debitori trattati con i guanti bianchi – perchè hanno potuto godere di trattamenti particolari senza fornire alcuna vera “copertura” al fiume di denaro consesso – c’è il gruppo di Giuseppe Statuto, l’immobiliarista casertano che ha ricevuto finanziamenti finiti in sofferenza anche dal Montepaschi e titolare di alberghi come il Four Seasons e il Mandarin di Milano oppure il Danieli di Venezia, e che nel dicembre 2016 ha ottenuto oltre 77 milioni di euro.

Sempre nel comparto dell’hotellerie, figura il nome della catena Boscolo a cui Veneto Banca ha prestato più di 22 milioni di euro concessi nel dicembre 2016. E la Maritalia con i suoi resort e i 14 milioni ottenuti nel novembre di due anni fa.

Dall’immobiliare all’alimentare di qualità: il gruppo Ferrarini di Reggio Emilia, famoso per la mortadella, i prosciutti e iul marchio lombardo Vismara ma che ora spazia in molti prodotti tipici del made in Italy con il marchio Doc e Dop, ha ricevuto circa 80 milioni di euro in più pratiche, emesse dal dicembre del 2015 fino a pochi mesi fa (maggio 2017).

Poi ci sono il Gruppo Bialetti (oltre 13 milioni e mezzo), la Lotto, marchio nordestino dell’abbigliamento sportivo presieduto e gestito dall’ex presidente di Confindustria Veneto Andrea Tomat (14 milioni e mezzo di euro nel dicembre 2013) e anche la società dell’ex campione di calcio Roberto Bettega che ha incassato ben 17 milioni e 800 mila euro.

Fra i nomi altisonanti della moda italiana spiccano quelli del Gruppo Stefanel, società finità in amministrazione controllata, che ha potuto contare su due finanziamenti per una cifra complessiva di oltre 27 milioni di euro e Terra Gallurese, azienda che fa capo ad Alfonso Dolce, fratello dello stilista Domenico Dolce.

Infine, oltre alle sospette “partite di giro” al Fondo Litheia, controllato dalla stessa banca o i fidi concessi (quasi 40 milioni di euro) a Pietro D’Aguì, ex manager di Banca Intermobiliare, controllata dallo stesso istituto nordestino, la coppia Consoli-Trinca ha aperto il portafoglio della banca anche alle richieste della famiglia Matarrese e a quelle dei Degennaro.

affaritaliani.it/economia

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