Morte del generale Guido Conti, ipotesi suicidio: la terribile lettera a Renzi

Guido Conti, ex generale dei carabinieri forestali dell’Umbria e dirigente della Total dopo aver lasciato la divisa, è stato trovato morto vicino alla propria auto durante la serata di ieri, venerdì 17 novembre. La vettura era in una strada nei pressi di Pacentro. Conti, 58enne di origine sulmonese, era improvvisamente scomparso in mattinata e i parenti (tra cui la sorella Silvia, comandante della Polstrada di Pescara) avevano dato l’allarme. Le ricerche erano scattate subito, fino al tragico ritrovamento. Il generale si era da poco congedato dall’Arma per assumere un nuovo incarico nella multinazionale francese. Lo scorso ottobre aveva salutato l’Umbria.

Le indagini e l’ipotesi suicidio – Secondo le indagini degli inquirenti Conti si sarebbe ucciso con un colpo di pistola alla tempi, a pochi passi dall’auto con cui aveva raggiunto la zona di Pacentro. Nell’auto gli investigatori avrebbero rinvenuto due lettere scritte di suo pugno e firmate: una indirizzata alla sorella e l’altra alla moglie e alle figlie. Alcuni testimoni hanno anche riferito di averlo visto acquistare lettere, buste e francobolli. Mancherebbe quindi una terza lettera. Ma le indagini vanno avanti: l’auto, la pistola e le lettere sono state poste sotto sequestro. Saranno l’autopsia e le indagini dei carabinieri a chiarire definitivamente i contorni della tragedia.

La lettera a Renzi – Sempre secondo le prime ricostruzioni Conti avrebbe lasciato il posto da dirigente nella Total da qualche giorno. E ora spunta anche la lettera, datata 2016, che l’ex generale dei carabinieri forestali aveva postato sul suo profilo Facebook (oscurato da qualche giorno) all’allora premier Renzi. La pubblichiamo integralmente.

Sig. Presidente del Consiglio,

NOI siamo il CORPO FORESTALE DELLO STATO,

Mio Padre era un Ispettore Generale del Corpo Forestale dello Stato. Ed ha dedicato 40 anni della propria vita al CFS. Trasmettendo a me nessuna ricchezza. Ma un testimone morale. Fatto di passione, rettitudine, amore per la natura e il Corpo che la difende. All’epoca ha rimboschito, piantato e fatto piantare milioni di alberi. Srotolava tutto contento progetti su progetti di rimboschimenti di montagne brulle e arse in ufficio e a casa sul tavolo in tinello. Resuscitandole a nuova vita. Ricordo l’energia e l’attenzione che poneva nel percorrere, ispezionare, consigliare, dettare, manco fosse roba Sua. Ma poi capii che lo era. Anche Sua. Nostra. Compresi li osservando, il concetto di Bene Comune. E di sacralita’ del lavoro. Migliaia gli operai impiegati nei cantieri a far buche in montagna. A rinverdire sistemare proteggere. Ero ragazzino, e un giorno mentre eravamo nella faggeta di Val Fondillo in Abruzzo mi permisi di chiedergli come mai andava poco… a messa. Avevo 10 anni. Stette un istante, mi guardo’ sorridendo che ancor mi pare di vederlo, poi serio aggiunse: “Io Nostro Signore lo incontro qui. Queste sono colonne, e guardo’ gli alberi, di una cattedrale talmente potente che mai nessun essere umano potra’ edificare.” Si giro’, e proseguì il collaudo di quel bosco. Come se niente fosse. come se fosse normale, parlare cosi’, ad un ragazzino di dieci anni. Io ho continuato, umilmente, a percorrere le Sue orme. In quello stesso bosco ideale. Districandomi pero’ non tra selve, ma tra leggi, indagini, intercettazioni, fascicoli, che parlano di traffici di rifiuti pericolosissimi, di acque avvelenate, di corruzioni e tanta tanta fatica, per il bene di tutti quei bimbi, di quegli uomini e donne, che lottano ogni giorno contro malattie nuove, Oncologiche le chiamano, senza sapere come l’abbian contratte.

Noi , Sig, Presidente, io e i miei soliti quattro gatti, crediamo di saperlo, come. Al sentire Ella, giorni fa decretare con animo lieto e, mi consenta, assoluta misconoscenza, lo scioglimento di una istituzione benemerita bisecolare e carica solo di DIGNITA’ , abnegazione ed efficienza, mio Padre è morto due volte. Ed insieme a lui decine di migliaia di uomini che nella nostra Missione, perche’ tale e’ lo spirito che ci anima, hanno creduto e credono. E questo non posso permetterlo. Senza battermi fino in fondo. Perche’ trionfino equilibrio e buon senso. Me lo chiedono la Sua memoria e la dignita’ di uomini e donne che hanno creduto e credono in quello che fanno. A volte fino al sacrificio della propria vita. Che fosse tra le fiamme o in conflitto a fuoco, a soccorrer sepolti tra le macerie o roteando spericolatamente sulle fiamme alte a bordo di mezzi aerei.

Rifletta, Sig. Presidente, unitamente magari a qualche Suo cattivo consigliere. Perché tra l’altro Ella sta tagliando l’unica fdp con il bilancio…in pari. Che non costa nulla. E non ha debiti. Al contrario di infinite e voraci partecipate regionali e statali ad esempio, o dei tanti carrozzoni sacche di sperpero e sottopolitica. Noi non si fa questo mestiere… per un piatto di lenticchie. Ne viceversa per trenta denari. Non si fa per speranza di chissa’ qual premio. Ne per timor di punizioni. Si fa per INTIMO convincimento. Le cose buone non si gettano, soprattutto le poche rimaste. Si migliorano, si accudiscono e fortificano. A maggior lustro della Nazione, ed in amore e in difesa delle cose piu’ belle e sacre del Creato. E dei fratelli Italiani.

Io e i miei collaboratori Le auguriamo tutti di cuore buon lavoro. E migliori consigli.

Viva il Corpo Forestale. Viva l’Italia

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