L’avvocato inglese che fa chiudere le moschee

di Andrea Cuomo  – – www.occhidellaguerra.it

42. Richiesta per un «centro culturale al 1041-1043 di High Road a Chadwell Heath, Romford, Essex. Rifiutato il 5 aprile 2016. VINTO

43. Richiesta di trasformare l’Unit 6 di Queen Marys Road a Foleshill, Coventry, in un centro culturale ed educativo. Ritirata il 6 maggio 2016. VINTO

44. Richiesta per un centro culturale al 2-3 di Mount Pleasant Business Centre a Jackson Street, Oldham, Permesso garantito il 22 agosto 2016. PERSO

45. Richiesta del Deen Islamic Centre per un centro cultuale al 25 di Deane Church Lane a Bolton rifiutata. VINTO

46. Richiesta per cambiare l’ex pub al 45 di Railway Road, Darwen, in un centro di educazione islamica e moschea approvata il 16 febbraio 2017. PERSO

47. Richiesta di demolire un edificio esistente per costruire una moschea di quattro piano e un centro culturale al 10-14 di Mulberry Way a South Woodford. I richiedenti non hanno atteso la decisione del consiglio ma hanno ricorso direttamente in appello. Abbiamo persuaso l’ispettorato per la progettazione a respingere l’appello il 21 febbraio 2017. VINTO

Vittorie e sconfitte (più le prime che le seconde) a opera di Gavin Boby, alias il Mosquebuster, il cacciatore di moschee. Non solo il nome ma anche il simbolo trae spunto dal film Ghostbusters del 1984: al posto del fantasma, dietro il segnale di divieto, c’è Abu Hamza, un predicatore del male. Boby è un avvocato di 52 anni chiassosamente elegante. Nato a Bristol è specializzato in progettazione urbanistica ma ha una fissazione: l’arrivo in un quartiere o in una cittadina di una moschea o di un centro di aggregazione islamico non crea solo tensioni e pericoli, ma abbassa la qualità della vita dei residenti: perché aumenta il traffico e l’inquinamento, perché crea problemi di disturbo della quiete pubblica e di conseguenza abbassa il valore immobiliare delle case. E va combattuto usando di fronte alla legge questi argomenti e non quelli ideologici che fanno parte dell’armamentario della destra e del populismo. Anche se poi è convinto che le moschee «non sono come le chiese cristiane, ma luoghi».

Insomma, se non puoi combattere la diffusione dell’islam da un punto di vista culturale, prova a farlo grazie alla conoscenza della burocrazia. Perché la costruzione o la trasformazione di un edificio, come in Italia e in tutto il mondo, prevede una trafila di autorizzazioni e di permessi nella quale ci si può infilare come un baco, soprattutto all’inizio delle procedure di autorizzazioni, ottenendo il risultato desiderato. Insomma, la burocrazia è una contro-guerra santa con altri mezzi.

Boby in questo è un maestro: il suo know how delle leggi edilizie gli ha consentito finora, come calcola il contatore ben in vista sul sito dell’associazione Law and Freedom Foundation, da lui fondata, parla di 33 vittorie nelle 47 battaglie finora ingaggiate contro l’apertura di moschee e di centri culturali che secondo Boby di culturale non hanno niente:

«La divisione etnica, in particolare tra la società islamica e non islamica, e la violenza sono al centro della dottrina islamica. Questo è il problema più visibile e quello che colpisce la gente. Le élite politiche ed intellettuali stanno minando il diritto e la libertà. Così dobbiamo capire come proteggere noi stessi».

Boby invita le comunità che si sentono minacciate dall’avanzata dell’islam di quartiere a contattare la sua associazione per studiare insieme come arginarla. Inoltre Boby consulta in modo certosino i siti dei comuni e dei quartieri in cerca di delibere sospette, che spesso vengono tenute volutamente nascoste per non suscitare le ire delle popolazioni locali. Alle quali l’avvocato non chiede soldi, ma naturalmente le azioni legali hanno un costo. Così l’associazione Law and Freedom Foundation accetta e anzi sollecita donazioni da parte di soggetti anche privati. L’obiettivo è di raggiungere le 100mila sterline all’anno (si può contribuire con paypal all’ndirizzo http://lawandfreedomfoundation.org/donate/).

Boby ha scritto anche una guida online che spiega come i cittadini di una comunità possono fare un’azione legale contro una moschea. Nella guida si legge: «Fate sapere ai consigli di zona che sono nel mirino per le loro decisioni. Siate implacabili. Dateci sotto».

Il suo sogno però è quello di fare di «mosquebuster» una sorta di franchising dell’anti-islamismo, da esportare in tutti i Paesi che si sentono minacciati. Sarà questo il futuro dell’Occidente che si difende?



   

 

 

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