Disoccupazione giovanile al 40%, Boeri: all’economia italiana servono più immigrati

Il settimo Rapporto annuale sull’economia della migrazione, a cura della Fondazione Leone Moressa e presentato oggi alla Farnesina, ribadisce quanto già sostenuto (VANEGGIATO, NDR) dall’Inps, ossia la necessità per l’Italia “di avere più immigrati regolari”. Lo ha sottolineato Tito Boeri, presidente dell’Inps, intervenuto al ministero degli Esteri in occasione della presentazione del rapporto.

(PERCHE’ INVECE NON DATE LAVORO AGLI ITALIANI, pagandoli con stipendi adeguati?)

“Credo sia importante riprendere i dati anche macroeconomici che sono già contenuti anche nel rapporto e ricordare una volta di più le ragioni per cui nella presentazione del rapporto annuale 2017 dell’Inps noi abbiamo sottolineato la necessità per il nostro Paese di avere più immigrati regolari” ha detto il presidente dell’Inps nel suo intervento.

Boeri ha ricordato che l’Istat prevede un calo della popolazione italiana da qui al 2070 pari a sei milioni di persone, “con un forte calo già nei prossimi 20 anni: 3 milioni e mezzo di persone in meno da qui al 2040”.  Allora perché non aiutare le famiglie italiane invece di spendere miliardi per i “migranti”?

“L’evoluzione si spiega da una parte con il calo della natalità – il tasso di fecondità italiano è tra i più bassi nell’area Ocse, c’è un forte calo della crescita della popolazione autoctona – ma ci sarà anche un calo dell’immigrazione. Se guardiamo al di là degli effetti transitori del fenomeno dei rifugiati, abbiamo assistito a un calo dei flussi di immigrazione economica e la proiezione nel futuro ci porta a una riduzione del contributo positivo che gli immigrati danno alla crescita della popolazione italiana”.

“Gli immigrati sono coloro che impediscono che la popolazione italiana cali in misura ancora più forte.

(che cosa c’entrano i migranti con la polazione italiana???)

Nel 2015 la popolazione italiana sarebbe calata di 300mila unità se non ci fossero stati i flussi di immigrati: come se Pordenone fosse sparita nell’arco di un anno. Le implicazioni delle nuovo proiezioni dell’Istat sono un reddito nazionale più basso e per quello che interessa di più l’Istituto che io dirigo un peggioramento sostanziale dei conti previdenziali”.

(askanews)



   

 

 

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