“La minaccia per la società sono i ladri, non quelli che sparano ai ladri”

di Alessandro Sallusti

Non invertiamo l’ordine dei problemi. La minaccia per la società sono i ladri, non quelli che sparano ai ladri, che semmai sono una minaccia solo per i ladri stessi.

Non importa cosa spinge un uomo a sparare contro chi vìola la sua casa. Che sia per paura, panico, rabbia o imperizia, il punto centrale deve restare uno solo: primo, non si ruba. Sul secondo punto, che in assenza del primo neppure esisterebbe, cioè sulle conseguenze anche tragiche di un furto, se ne può parlare, ma nessuna discussione può portare a confondere i giudizi su chi, in vicende di questo tipo, è il bravo e chi il cattivo.

Per cui anche sul caso di Latina non ho dubbi: dalla parte giusta sta l’avvocato Francesco Palumbo, 47 anni, da quella sbagliata Domenico Bardi, 41 anni, un pluripregiudicato sorpreso dal Palumbo a svaligiare con due complici la casa di suo padre. Ha sparato, l’avvocato, e ha colpito a morte il Bardi. Ora è accusato di omicidio perché secondo i pm non avrebbe agito in stato di necessità.

Non ho idea di come i magistrati possano valutare lo «stato di necessità» che percepisce un uomo che si trova in casa sua di fronte a tre delinquenti. Però so due cose. La prima è che la Costituzione all’articolo 42 «riconosce e garantisce il diritto alla proprietà privata», principio che purtroppo lo Stato troppo spesso disattende. La seconda è che il pluripregiudicato Bardi non doveva essere lì a svaligiare l’ennesima casa, ma nelle patrie galere. Ogni anno ci sono 260mila furti e rapine in abitazioni private, cioè 700 al giorno, 30 ogni ora, ma solo seimila balordi vengono individuati e fermati. E qui viene il bello: neppure uno su cento di loro passa in cella almeno un anno (la pena minima prevista) e la media di permanenza in carcere è elaborazione dati Istat 46 ore e 48 minuti. Di fatto, una generale impunità.

Erano questo Stato e questa giustizia in grado di difendere l’avvocato Palumbo dall’attacco a un suo diritto costituzionale? Numeri alla mano, direi proprio di no. Ha fatto bene l’avvocato a difendersi da solo? Direi di sì. Ha ecceduto? Può essere, ma semmai parliamo di un eccesso di legittima difesa per colmare l’eccesso di abbandono dei cittadini e l’eccesso di comprensione per i criminali. Siamo il Paese degli eccessi, e questo non è bello, ma giusto sarebbe punirli tutti o nessuno. Sarebbe una beffa per tutti noi vedere l’avvocato in galera e seimila ladri in libertà, pronti a colpire ovunque.

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