Weinstein pagò a Bill Clinton le spese legali per il caso Lewinsky

di Sergio Rame

Crolla la terra sotto i piedi di Harvey Weinstein, il co-fondatore di uno degli studios più importanti di Hollywood, travolto dallo scandalo di molestie sessuali nei confronti delle star che avevano a che fare con lui per lavoro.

Nei giorni scorsi anche Hillary Clinton ha scaricato il ricco produttore che aveva sostenuto le campagne elettorali dei democratici. Si è detta “colpita”“scioccata”“sconvolta” perché “c’era un lato diverso di una persona che io e molti altri conoscevamo”. E ha anche annunciato l’intenzione di restituire i soldi arrivati dal 65enne. Peccato che ora, dalle colonne del Washington Post, emerge che fu proprio Weinstein, nel 1998, ad aiutare economicamente l’allora presidente Bill Clinton a pagare gli avvocati che lo difendevano dalle accuse di Monica Lewisnky.

​”Ogni anno dono il 10% delle mie entrate in beneficenza, ne farà parte anche questo. Non c’è alcun dubbio”, ha fatto sapere la Clinton nei giorni scorsi. Weinstein e la sua famiglia hanno donato più di 1,4 milioni di dollari in contribuiti politici al Partito democratico a partire dal 1992: tra questi anche 10mila dollari a Barack Obama e 46.350 ai Clinton e alla loro Hillpac, il comitato di azione politico che Hillary ha usato per sostenere altri democratici quando era senatrice. Oggi il Washington Post ha riesumato vecchi documenti che rivelano chi, in pieno Sexgate, aveva contribuito economicamente alle spese legali di Clinton. Tra questi c’era anche Weinstein che avrebbe versato ben 10mila dollari al fondo per la difesa dell’allora presidente degli Stati Uniti.

I giochi proibiti, i rapporti orali, l’uso dei sigari e gli abiti macchiati conservati da una madre previdente divennero pubblici nel 1998 quando scoppiò il caso Paula Jones, la giornalista che accusò Bill di molestie sessuali. I fatti risalivano al 1991 quando era governatore dell’Arkansas. I dettagli del tradimento furono confidati dalla stessa Lewinsky all’amica e collega Linda Tripp che in quel periodo lavorava con lei al Pentagono. E fu proprio la Tripp nel 1998 a consegnare i nastri delle telefonate al giudice Kenneth Starr che stava indagando sui comportamenti del presidente. L’accusa di falsa testimonianza arrivò dopo che Clinton, durante il processo sulla Jones, aveva negato di avere mai avuto rapporti sessuali con la Lewinsky. Solo in seguito testimoniò di fronte al grand jury e ammise di aver avuto una relazione con la stagista. Ma la scappatella più famosa della storia moderna americana sarebbe solo uno dei tanti rapporti extraconiugali del marito di Hillary.

IL GIORNALE



   

 

 

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