Cencio dice a straccio

COGLIONI IN DIVISA – Cencio dice a straccio

di Aldo Grandi

Questa pagina ha un titolo che, ovviamente, rappresenta una provocazione, ma, soprattutto, una sorta di mano tesa verso tutti quei rappresentanti delle forze dell’ordine che, ogni giorno, vengono presi a pesci in faccia e sbattuti in prima, o anche ultima fila, semplicemente perché fanno il proprio dovere. Presi, a volte, anche a calci nel sedere soltanto per aver cercato di far rispettare, oltreché la legge, anche il buonsenso di cui, ormai, in questo Stivale sfasciato si è perso ogni traccia.

L’Italia, o quel che ne resta, era intenta, giustamente, a scegliersi, sia pure in senso figurato, il miglior modo per far scontare ai quattro bastardelli nordafricani autori dello stupro di Rimini il loro misfatto, quando ecco che, a Firenze, un sottufficiale e un carabiniere si rendono responsabili di una violenza ai danni di due turiste americane le quali, appena smaltita la sbornia, si accorgono dell’accaduto e denunciano i due militari.

Bene, sembra che anche in questo caso ci sia chi, orientato politicamente a sinistra, goda nel vedere, finalmente, sbattuti al muro in senso mediatico, i rappresentanti dell’Arma che non hanno mai avuto in particolare simpatia sin da quando, ai tempi della loro beata (in)coscienza, gridavano, per le strade, Basco nero il tuo posto è al cimitero. Sul fronte opposto, al contrario, simpatizzanti di più o meno estrema destra che cercano in tutti i modi di sminuire il significato della violenza dei militari a Firenze contro le due ragazze made in Usa. Nemmeno si trattasse di una partita di calcio o di una sfida all’ok corral.

C’è da meravigliarsi a vedere un popolo che, diviso dopo ancora ottanta anni, tra fascisti e antifascisti con questi ultimi che, simili a attinie o ad ostriche, non riescono a muovere passo o a formulare pensiero se non sono appiccicate ai rispettivi paguri bernardo o agli scogli? Vivono, cioè, gli antifascisti e alcuni anche se meno, fascisti nostalgici, in simbiosi con quelli che sono i loro nemici.

Bene, a noi pare che a Firenze, comunque la si voglia giudicare, è stata compiuta una grande, grandissima porcata. Due carabinieri hanno abusato del loro potere e della divisa che indossavano, usandoli per scoparsi due turiste di appena vent’anni ubriache e strafatte di hashish. Attenzione. Le hanno anche fatte salire in auto quando tutti sanno che in servizio niente e nessuno può salire sulle vetture se non i responsabili di reati tratti in arresto o da condurre in caserma per identificazione e accertamenti.

No, qui niente di tutto questo. La Gazzetta pardon la Gazzella dell’Arma (perdonateci la deformazione professionale ndr), incurante di videocamere e qui sta la assoluta follia, carica le due giovani e le scorta sotto casa dove abbandona l’auto – allucinante, se fosse accaduto durante gli anni di piombo sarebbero già stati trasferiti alla Guyana francese – e si offre, addirittura, di accompagnarle in… camera. Dopodiché, appena varcata la soglia del palazzo, mette loro le mani e anche qualcos’altro addosso.

Attenzione, stiamo parlando di un sottufficiale con venti anni di servizio alle spalle, una moglie e un figlio. Come può un uomo del genere compiere quello che ha commesso? Come si può, indossando una divisa che è stata quella di gente trucidata dalle Brigate Rosse o dalla mafia, sputtanarla in questo modo? E avere anche il coraggio, accompagnati dal proprio legale, di ammettere il rapporto sessuale asserendo che la controparte era consenziente? Ma ci rendiamo conto? Due carabinieri che dovrebbero proteggere i cittadini (e le cittadine) ed essere assolutamente al di sopra di ogni sospetto, che se ne fregano e violentano due donne in difficoltà come se si trattasse di due giovanotti in cerca di avventure nel dopocena di un addio al celibato.

Nessuna pietà, perdonateci, per questi due carabinieri che con l’essenza dell’Arma non hanno alcunché a spartire. Se proprio proprio – ma siamo al grottesco – ci tenevano a uscire con le due ragazze, avrebbero potuto concordare un appuntamento una volta usciti dal servizio e, soprattutto, quando le due giovani fossero state sufficientemente in sé per decidere il da farsi.

A questo punto, tuttavia, entra in scena… la farsa.

Il generale Tullio Del Sette, comandante generale dell’Arma, giustamente si inalbera apprendendo cosa sarebbe avvenuto a Firenze e tuona. Non solo. Si indigna, giustamente e, altrettanto giustamente, se ne esce con queste parole: È un grande dolore vedere come basti il comportamento indegno, illegittimo e immorale di un qualche carabiniere, per oscurare il lavoro che compiono giorno e notte centomila uomini. È imperdonabile, anzitutto per noi, il grave danno che stanno facendo all’Arma. Questi fatti ci feriscono nel prestigio, gravemente. E poi ancora: Il primo dovere di un carabiniere è quello di essere un cittadino esemplare, di agire nell’onestà morale, nella piena legalità. Se non lo fa, tradisce una scelta di servizio.

Per carità, già per il fatto di aver ammesso di avere avuto un rapporto sessuale durante il servizio, quindi in divisa, abbandonando l’auto in strada dopo averla utilizzata come fosse un taxi, avere fatto sesso – dato che di amore non dovrebbe trattarsi – con due ragazze non pienamente coscienti, dovrebbe far scattare l’arresto immediato per i due carabinieri e la chiusura in carcere con tanto di chiave gettata nella fossa delle Marianne.

Solo che, non ce ne vorrà monsieur le général Tulliò, da che pulpito arriva la predica. No, perché se non erriamo, Del Sette è indagato anche lui e se anche non per violenza sessuale, comunque per un episodio che proprio tanto ortodosso non deve essere se se ne sono occupati tutti o quasi i media e se lo stesso ufficiale altissimo è finito nell’inchiesta Consip accusato di favoreggiamento ossia di aver fatto filtrare notizie riservate per favorire personaggi a lui particolarmente cari.

Certo, è anche vero, si potrebbe obiettare, che in questo Paese dei balocchi se non si è indagati almeno di qualcosa non si è nessuno, ma è altrettanto certo che per un carabiniere e, soprattutto, per il capo dei capi, finire sulla graticola per una fuga di notizie nell’ambito di una delicatissima inchiesta giudiziaria che coinvolge i massimi vertici del Pd, non è proprio il massimo del prestigio.

Ecco perché, giustamente, qualche appartenente all’Arma si è arrabbiato per il danno di immagine che i due disgraziati autori di violenza a Firenze hanno arrecato a tanti commilitoni e colleghi, ma, allo stesso tempo, ha storto la bocca ed è un eufemismo, quando ha letto le dichiarazioni rilasciate, così, in punta di fioretto e intinte nell’inchiostro della più alta morigeratezza da parte del generale Tullio Del Sette.

Che dire, quindi, e quale morale trarre da tutto ciò?

Che non soltanto siamo, ormai, alla frutta, ma con un piede già oltre l’uscio e senza, per di più, aver salutato e pagato il conto. Peggio di così anzi, più faccia… tosta di così.

La Gazzetta di Lucca

Aldo Grandi sarà moderatore del Memorial Oriana Fallaci il 15 settembre a Firenze.

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2 Commenti per “Cencio dice a straccio”

  1. E UNICA CHE HA AVUTO ORIGINI SANE . -PER MOTIVI SANI.-

    NON “GUACCHIATE” ANCHE LORO … A NOI COSA RESTA : BERGOGLIO.?

  2. C’è di che strapparsi i capelli dalla disperazione!

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