Povia: “Canto Immìgrazia per amore delle mie figlie”

“L’immigrazione è una follia voluta da chi vuole che tu vada via, l’immigrato mentre tu stai sulla sedia piano piano si insedia… con l’aiuto del governo si prende il nostro posto e si prende pure il Padreterno… Gli immigrati di domani saranno i nuovi italiani. Ma se dici queste cose sei soltanto un incivile”.

È stato sicuramente troppo ottimista Giuseppe Povia nell’ipotizzare quali etichette gli avrebbe affibbiato la critica. Ed infatti il controverso singolo “Immìgrazia” ha sollevato un polverone tale che sembra d’esser tornati indietro di quasi un decennio. Quando, nel 2009, dal palco dell’Ariston stupì la platea sanremese con la storia di un ex omosessuale tornato ad amare le donne. Un gay “rieducato” per la comunità Lgbt che, all’epoca, agitò lo spettro delle cosiddette “teorie riparative dell’omosessualità”. Oggi, invece, a sobbalzare sulla sedia è l’assessore dem all’accoglienza del comune di Acquaformosa (Cosenza) e delegato per l’immigrazione della Regione Calabria, Giovanni Manoccio, a cui non sono andate giù le strofe del nuovo brano con cui il cantautore milanese dice la sua sull’immigrazione.

Indegno”, “incivile” e “razzista”: l’assessore all’accoglienza ha stroncato il suo ultimo brano… 
Per forza, è assessore all’accoglienza. A questo proposito azzardo un paio di ipotesi: o Manoccio con l’accoglienza ci guadagna tantissimi soldi, oppure accoglie chiunque a gratis perché è un santo. Come mai in un momento in cui la disoccupazione giovanile in Calabria sfiora il 60% lui si preoccupa degli extracomunitari e non dei suoi cittadini?

Ci spiega qual è il vero significato di “Immigrazìa”? 
Con “Immigrazìa” mi riferisco all’immigrazione di persone che prendono il nostro posto accettando stipendi bassi e condizioni di vita pessime, sostituendo nel tempo il popolo italiano. E non solo. Racconto anche un’altra immigrazione, quella dei capitali e delle fabbriche italiane che spariscono all’estero, così come la nostra cultura che si sta via via diluendo. È l’Italia e l’italianità che stanno emigrando altrove, mi segue?

C’è un fatto o un avvenimento di cronaca, in particolare, al quale si è ispirato per scrivere il pezzo? 
Sì, quella cosa che è sotto gli occhi di tutti: la realtà.

Sin dai tempi di “Luca era gay” la sua musica ha attirato critiche feroci e censure…
Mah, in molti casi credo di esser stato frainteso per colpa dei media e del loro potere di distorcere la realtà facendo apparire vero ciò che non lo è. Però quando mi esibisco mi rendo conto che le opinioni della gente sono molto meno allineate al mainstream di quel che si potrebbe pensare. La maggioranza delle persone mi vuole bene, anche se le minoranze che comandano il mondo da sempre possono pilotare idee e informazioni.

Così facendo si è però precluso una bella fetta di pubblico, oltre che agibilità e spazi. La sua scelta non è una scelta di marketing, a cosa pensa quando fa musica? 
Alle mie bimbe. Quando scrivo, se penso a loro, so che non posso sbagliare e che grandi prenderanno tanti spunti dal loro papà. Spero di lasciare loro una traccia perfettamente onesta, almeno con la musica, perchè nella vita non sono proprio perfetto. Non voglio che crescano in un mondo culturalmente anestetizzato. Mi fa paura tutto questo.

Elena Barlozzari – – il giornale

Povia si racconta a Imolaoggi: “la finanza in musica!”



   

 

 

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