Libia, Haftar minaccia: “la risposta a intervento italiano in acque libiche sarà forte”

Il generale Khalifa Haftar ha minacciato “una risposta forte all’intervento italiano in acque libiche“.

Il ministro degli Esteri libico Mohamed Siala ha infatto diffuso ieri una nuova nota in cui afferma che il governo di Tripoli ha chiesto all’Italia “supporto logistico, tecnico e operativo a favore della Guardia costiera libica” per gestire i flussi migratori e combattere il traffico di esseri umani. “Queste misure – ha aggiunto il ministro nella nota riportata oggi dai media libici – richiedono la presenza di alcuni elementi della Marina italiana nel porto di Tripoli, ma solo a questo scopo e solo se necessario“. Siala ha quindi rimarcato che “non ci sarà alcun intervento di questo tipo in acque territoriali libiche senza il permesso e senza un precedente coordinamento con le autorità libiche”.

Da parte sua, annunciando sempre venerdì scorso il via libera del governo alla missione, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha detto che l’esecutivo ha “approvato né più e né meno che quanto richiesto dal governo libico” e che la missione “non è una iniziativa contro la sovranità libica”. Ma il portavoce dell’Esercito nazionale libico guidato dal generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, ha annunciato ieri che “la risposta all’intervento italiano in acque libiche sarà forte”.

Secondo Ahmed Al-Mismari, l’intervento italiano in acque libiche sarebbe imprudente e punterebbe a minare l’iniziativa della Francia, che martedì scorso ha riunito a Parigi il premier Sarraj e il generale Haftar, annunciando al termine del faccia faccia una dichiarazione congiunta dei due leader per un cessate il fuoco nazionale, ad eccezione della lotta al terrorismo, ed elezioni presidenziali e parlamentari per il prossimo anno.U na dichiarazione che secondo alcuni esponenti libici contattati da Jeune Afrique non rappresenta alcuna novità nè un passo avanti, per l’assenza di attori importanti sulla scena libica.

Per l’ex governatore di Tripoli, l’islamista Abdel Hakim Belhadj, oggi leader del partito Al-Watan, la dichiarazione di Parigi è “una copia dell’accordo di Skhirat (firmato nel dicembre 2015 sotto egida Onu, ndr)”, e il presidente francese Emmanuel Macron sbaglia nell’affermare che “Sarraj e Haftar incarnano la legittimità e la capacità di riunire il Paese attorno a loro”. Anche secondo una fonte vicina al figlio Saif dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, a Parigi non c’erano “gli attori principali” quali “Saif, Belhadj, i rappresentati dei Tebu e, soprattutto, il Consiglio delle tribù”. “Senza di loro – ha sottolineato – non c’è soluzione politica. E senza di loro, Sarraj e Haftar non rappresentano nulla”.



   

 

 

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