Crac Parmalat, assoluzioni per ex manager Deutsche Bank e Morgan Stanley

Dopo 14 anni, il tribunale di Parma ha assolto nove ex manager di Deutsche Bank e Morgan Stanley, coinvolti in uno dei filoni di inchiesta nati dal crac Parmalat del 2003. Gli ex banchieri imputati – Paolo Basso, Carlo Pagliani, Salvatore Orlacchio, Raffaele Coriglione, Stefano Corsi, Carlo Arosio, Giorgio Di Domenico, Marco Pracca e Tommaso Zibordi – rispondevano a vario titolo di concorso in bancarotta e usura. Sono stati assolti con le formule perché il fatto non sussiste, perché il fatto non costituisce reato e per non aver commesso il fatto.

Bancarotta fraudolenta

Ora si spera che sia stata fatta giustizia su uno dei più grandi casi di bancarotta fraudolenta a livello mondiale. Che aveva scavato una voragine di almeno 14 miliardi di Euro, 7 dei quali erano prestiti obbligazionari. I risparmiatori italiani coinvolti sono circa 130.000 tra azionisti, che si erano visti azzerare il valore del loro patrimonio, e sottoscrittori di obbligazioni per circa 2 miliardi di Euro. La dimensione del crack è riconducibile alle dimensioni della multinazionale Parmalat, presente in tutto il mondo con oltre 36mila dipendenti. Il pubblico ministero Giuseppe Amara aveva chiesto pene da un minimo di 3 anni e 10 mesi a un massimo di 5 anni di reclusione per tutti gli imputati. Ma i magistrati del collegio presieduto dal giudice Gennaro Mastroberardino, con Eliana Genovese e Luca Agostini a latere, sono stati di tutt’altro avviso, ha scritto il Sole 24 Ore.

Il tribunale ha assolto

Il tribunale ha così assolto gli imputati dalle accuse di concorso in bancarotta impropria e usura «perché il fatto non costituisce reato» e «perché il fatto non sussiste». Per alcuni imputati è stata dichiarata la prescrizione, in riferimento a episodi di bancarotta impropria preferenziale. Nel procedimento erano indicate come responsabili civili quattro banche, due del gruppo Morgan Stanley e due del gruppo Deutsche Bank, che sarebbero state chiamate a contribuire a eventuali risarcimenti in caso di condanna degli imputati. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

Il ruolo di Deutsche Bank

Ha scritto, sempre per il Sole, Angelo Micuzzi: “Al centro del processo – iniziato nel 2008 – c’era un bond da 350 milioni di euro emesso dalla Parmalat nel settembre 2003, a pochi mesi cioè dalla dichiarazione d’insolvenza. Deutsche Bank aveva svolto il ruolo di lead manager e di sottoscrittore, facendo apparire l’operazione come un private placement ma ricollocando poi i titoli sul mercato retail. L’istituto tedesco – era emerso dalle indagini – aveva versato a Parmalat soltanto 335,1 milioni di euro occultando al mercato il reale rendimento del titolo e la rischiosità dell’emittente.

E dei funzionari di Morgan Stanley

Nel corso del 2003, inoltre, i dirigenti di Deutsche Bank avrebbero erogato a Parmalat 23 milioni di “premi” per contratti derivati che avrebbero generato un’esposizione debitoria di oltre 51 milioni di euro al momento del default. Ai funzionari di Morgan Stanley veniva contestato un private placement da 300 milioni di euro da parte di Parmalat Finance Corporation presso l’investitore istituzionale Nextra Investment Sgr del gruppo Intesa, nel luglio 2003. Nel novembre 2008 quattro ex manager di Ubs erano usciti dal processo patteggiando pene comprese tra un anno e mezzo e un anno e otto mesi”.

REDAZIONE TISCALI



   

 

 

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