Questo Paese è stato condannato a morte

Questo paese è stato condannato a morte. Ci ha condannato quando nel 2014 e 2016 – come dichiarato da Emma Bonino – è stato chiesto che tutti gli sbarchi di centinaia di migliaia di immigrati irregolari, in stragrande maggioranza maschi islamici in età militare , tra i 15 e i 45 anni avvenissero in Italia, con una violazione palese al trattato di Dublino.

Ci hanno condannato a morte i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Ci ha condannato a morte la signora Kyenge che ci chiede di mettere da parte l’egoismo e distruggere quello che resta del nostro paese dandolo in pasto all’invasione.

Ad Amatrice, a quasi un anno dal terremoto, non sono nemmeno state tolte le macerie. Una tassazione atroce ci sta distruggendo. Dio mi è testimone che la mia fede nelle capacità cognitive delle persone che ho nominato è nulla, ma nemmeno loro possono essere così sprovveduti. L’ipotesi più verosimile è là corruzione, certo, ma c’è altro.

Siamo stati condannati a morte attraverso una tassazione folle che uccide le imprese e impedisce a uomini e donne di sposarsi e mettere al mondo figli. Ci hanno condannato a morte con un debito tale, i cui soli interessi sono sufficienti a strangolarci per sempre.

Ci hanno condannato a morte usando tutte le nostre risorse per introdurre e mantenere una popolazione estranea e aggressiva in maggioranza costituita da maschi in età militare: un esercito.

L’unica cosa che può spiegare tutto questo non è la corruzione, ma l’odio. Un odio totale , isterico, assoluto, contro di noi, contro la nostra storia, contro la nostra cultura, contro la nostra terra, contro i nostri figli. L’odio del marxismo contro il cristianesimo e la civiltà occidentale finalmente ha trovato la sua mazza chiodata. Il paese occidentale che aveva avuto il più grosso partito comunista è quello che si suicida per primo con più immigrazione.

Ora noi ci alziamo in piedi e facciamo sentire le nostre voci. Riconquistiamo il parlamento, riconquistiamo la sovranità politica e monetaria. È già che ci siamo ricostruiamo Amatrice.

Silvana De Mari



   

 

 

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