La Commissione UE boccia il nuovo codice per le Ong

Marco Bresolin per la Stampa

La matita rossa di Bruxelles è passata sul codice di condotta per le Ong preparato dal governo italiano e ha annotato le sue osservazioni. «Così com’ è stato scritto, non va bene», dice una fonte Ue.

Ieri c’ è stato un confronto a Bruxelles tra la delegazione del Viminale e alcuni funzionari della Commissione per «limare» alcuni degli undici punti del testo e affrontare le questioni più spinose. Su tutte quella relativa alle «sanzioni»: l’ Italia vuole il potere di negare l’ attracco nei propri porti a chi non sottoscrive il documento o ne viola alcune parti. Ma Bruxelles non se la sente di appoggiare il «respingimento».

Si studiano soluzioni alternative per definire un diverso «meccanismo sanzionatorio». Intanto al Viminale si lavora per organizzare un incontro con le Ong che hanno imbarcazioni nel Mediterraneo, impegnate nelle attività di salvataggio dei migranti. Verrà sottoposto loro il codice e c’ è da aspettarsi una discussione molto accesa: l’ appuntamento è per la prossima settimana.

La delegazione del ministero, comunque, è tornata in Italia piuttosto soddisfatta del confronto perché – spiegano fonti del Viminale – c’ è stata ampia condivisione su molti punti. Molti, ma non tutti però. Il più contestato è l’ ottavo: «Obbligo di comunicazione dell’ avvistamento e del successivo intervento in corso al Centro di coordinamento del soccorso marittimo del proprio Stato di bandiera».

Una nave battente bandiera olandese, o neozelandese, per fare un esempio, una volta avvistato un barcone carico di migranti dovrebbe chiamare il proprio Paese prima ancora di intervenire. Per l’ Italia sarebbe un modo per caricare su quello Stato una parte di responsabilità, ma a Bruxelles spiegano che questo tipo di procedura non può essere imposta.

In caso di soccorso in mare deve prevalere il criterio della vicinanza, non quello della bandiera. La questione della bandiera dell’ imbarcazione è inoltre legata a un altro interrogativo giuridico. In caso di controversia, a chi spetta la competenza? Essendo il codice di condotta un regolamento italiano, Roma è convinta di avere questo diritto.

Ma se la «violazione» avviene in acque internazionali? Mettiamo il caso che la nave Ong spenga il trasponder o effettui segnalazioni luminose (due comportamenti vietati dal codice) mentre si trova in alto mare, quindi fuori dalla giurisdizione italiana: in quel caso di chi sarebbe la competenza giuridica? Il rischio è di aprire la strada a possibili controversie con gli Stati di cui le imbarcazioni battono bandiera. Scenario che la Commissione vuole «assolutamente» evitare.

Bruxelles ha poi chiesto di ammorbidire il primo punto, quello che prevede il «divieto assoluto» di ingresso nelle acque libiche per le navi Ong. La Commissione vuole usare termini più soft e specificare meglio le eccezioni: in caso di emergenza deve essere consentito di «sconfinare». Non si può impedire di esercitare il «dovere» di salvataggio. C’ è condivisione invece sugli altri punti, tra cui la trasparenza dei bilanci, l’ obbligo di far salire ufficiali a bordo e il divieto di effettuare (con le dovute eccezioni) trasbordi sulle navi delle missioni internazionali.



   

 

 

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