Ap minaccia una crisi di governo, il Pd rallenta sullo ius soli

“Noi vogliamo approvare lo ius soli, ma se per questo il governo deve sbattere contro il muro non ce lo facciamo andare”. Un deputato Pd molto vicino a Matteo Renzi riassume così la linea dei Dem, dopo che sul provvedimento Ap ha minacciato la crisi di governo. Il segretario, più volte, nei giorni scorsi, ha ribadito che “lo ius soli è un principio di civiltà” ma il Pd deve prendere atto che al Senato i numeri sono a rischio, vista la contrarietà di una larga fetta del gruppo di Alternativa popolare.

Il ministro per gli affari regionali Enrico Costa, che fa parte del partito di Angelino Alfano, secondo quanto riportato stamani da “La Repubblica”, ha minacciato:

“Se c’è la fiducia sullo ius soli, mi dimetto. Lascerò per coerenza. Sono già stato l’unico – ha spiegato – a non votare la riforma del processo penale. Non posso non votare un’altra volta la fiducia rimanendo tranquillamente al mio posto”.

Parole che fanno ulteriormente decidere per la frenata.

E se ancora stamani il capogruppo a Palazzo Madama Luigi Zanda assicurava che “i numeri li troveremo. Un rinvio non è ipotizzabile”, il portavoce della segreteria Matteo Richetti esprime cautela. “Le prossime ore – ha spiegato – sono decisive e si deciderà. Il Pd seguirà l’indicazione del presidente del Consiglio Gentiloni. Noi vogliamo lo ius soli e siamo pronti ad andare fino in fondo ma negli ultimi sei mesi di legislatura vanno avanti le leggi che hanno ragionevole certezza di avere il consenso in entrambi i rami del Parlamento”. E in particolare, “il Pd non vuole né intende creare inciampi e ostacoli al governo”. Parole accolte con favore da Ap.

“È il modo giusto di affrontare la questione, su una proposta che il Pd considera prioritaria, si discuta in Parlamento e si veda se su quella proposta, che non impegna il programma del governo, si ottiene il consenso”, affermano i capigruppo di Camera e Senato, Maurizio Lupi e Laura Bianconi, definendo “inopportune e divisive” richieste di fiducia.

A questo punto il Pd lascia la “patata bollente” nelle mani di Gentiloni. “Paolo deve valutare se ci sono i numeri al Senato – spiega il deputato dem – e se è il caso di mettere la fiducia. Noi ci rimettiamo alla sua decisione”.

A Palazzo Madama dunque si fanno i conti. Del gruppo di Ap solo 6 o 7 potrebbero votare la fiducia e anche nel gruppo delle Autonomie si registrano defezioni. Certo, spiegano fonti Dem, visto che è ancora aperta la finestra elettorale, i contrari di Ap potrebbero decidere di lasciare l’aula invece che votare no alla fiducia. E altrettanto potrebbero fare alcuni senatori di Forza Italia, interessati a non far finire anzitempo la legislatura. Ma il sentiero è molto stretto per arrivare all’approvazione prima della pausa estiva. Se poi tutto dovesse essere rimandato a settembre, spiegano le fonti, difficilmente, a finestre elettorali chiuse, potrebbe arrivare il via libera. E c’è chi ipotizza anche una caduta del governo in autunno proprio sullo ius soli, per votare a febbraio invece che in primavera. Un’ipotesi che però viene definita “fantasiosa” dai democratici. (askanews)



   

 

 

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