Migranti, le 15 Coop Rosse che si spartiscono i 100 milioni del fondo nazionale

Che l’emergenza immigrazione potesse ingrassare le tasche di coop e organizzazioni criminali, se n’erano già accorti nelle diverse procure siciliane, calabresi e romane. E che l’affare potesse ingigantirsi fino a farsi sistema collaudato, era solo questione di tempo. Con l’arrivo solo nel 2017 di circa 85mila immigrati, il business dell’accoglienza ha permesso di ingigantire i fatturati di un gruppo di organizzazioni umanitarie capaci, come riporta il Giornale, di intercettare fondi in diverse regioni e accaparrandosi così buona parte del fondo governativo di 100 milioni di euro.

Sono quindici le coop finora più attive di tutte nel raccogliere i finanziamenti, soprattutto quando si tratta di Centri di accoglienza straordinari, i Cas, coordinati direttamente della prefetture. Tra queste per esempio la Liberitutti di Torino, coop che è riuscita a far crescere il proprio fatturato tra il 2015 e il 2016 di circa 4,1 milioni di euro assieme alla Crescere insieme. Anche se finora la prefettura sostiene, secondo il Giornale, di aver versato solo 237.322 euro. Tra le altre ci sono la Pietra alta di Biella, la Calidos di Modena, la Versoprobo di Vercelli. E poi la Domus Caritatis, coinvolta nell’inchiesta su Mafia capitale e la Tre fontane, che fanno parte del consorzio Casa della solidarietà del circuito La Cascina, in più la Senis Hospes.

Tra gli affari d’oro si dono distinti consorzi e consorziati come la Codeal, che oltre al 1.406.590 di euro vinto a Torino ha allargato la sua rete su Lodi e Asti e nel 2017 ha messo piede anche a Piacenza. Tra le associate c’è la Leone Rosso, attiva su Aosta. La prefettura di Modena poi, con la coop L’Angolo, aveva assegnato un milione d 360mila euro. A Genova spicca il consorzio Agorà che si è aggiudicata 5,8 milioni di euro, più della metà già incassati.

Caso scuola è la Lai Momo di Sasso Marconi, nel Bolognese. Nata come casa editrice di “comunicazione sociale e educazione al dialogo interculturale”, negli ultimi dieci anni ha allargato i suoi servizi anche “nel campo dell’immigrazione”. Nel 2016, assieme ad altri soggetti, coordinava l’hub regionale Centro Mattei, gestiva 31 Cas nel Bolognese, con altre coop partecipava alla gestione di due centri ed era coinvolta nel progetto Sprar. Nel 2015 fatturava 3,2 milioni di euro, nel 2016 è passata a un più generoso 5,3, con un utile di esercizio di 883.992 euro.

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