L’Occidente ossessionato dal gender si prepara all’ascesa dell’Islam

  • Le autorità francesi hanno imposto agli studenti dei libri ridicoli come Papa porte une robe. Questo sarebbe stato divertente se gli anni successivi non fossero stati così tragici. Quello che in realtà ha distrutto le illusioni francesi è stato il terrorismo islamico.
  • L’unico nemico che queste élite francesi conoscevano era rappresentato dai privilegi patriarcali, poiché per loro la “dominazione” è una prerogativa esclusiva dei maschi bianchi europei.
  • La mania per il genere è una comoda distrazione per evitare di affrontare questioni più difficili e meno piacevoli. L’Occidente crollerà, se non s’impegnerà a preservare le società e i valori occidentali. E i suoi progressi straordinari saranno travolti dall’oscurità, insieme a tutti questi diritti di genere.

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Benvenuti nella “prossima frontiera della ‘liberazione’” progressista, dove la questione più urgente delle democrazie occidentali è il “genderismo” – “la teoria del genere”.

Il North Carolina è stato oggetto di un anno di boicottaggio economico, fino a quando non ha ritirato la controversa legge sui bagni transgender. Il mese scorso, l’Unione nazionale degli insegnanti in Inghilterra ha chiesto al governo di “insegnare” ai bambini fin dai due anni le nuove teorie transgender. A New York di recente è stata presentata la prima “bambola trans“. Le università americane sono in preda all’isteria sul corretto uso dei pronomi neutri. E persino ilNational Geographic, anziché scrivere di leoni ed elefanti, ha messo in copertina la “Gender Revolution”. Uno dei primi annunci di Emmanuel Macron, da neoeletto presidente francese, è stato quello di formare un governo all’insegna della “parità di genere

(Fonte dell’immagine: Sara D. Davis/Getty Images)

Cosa rappresenta questa mania per il genere che permea ogni angolo dell’Occidente? Secondo Camille Paglia, femminista contrarian, è il segno del declino della cultura e della civiltà occidentale. Nel suo nuovo libro, “Free Women. Free Men”, ella scrive:

“Le civiltà hanno attraversato cicli ricorrenti. Stravaganze di sperimentazione del gender a volte precedono il collasso culturale, come ha fatto la Germania a Weimar. Ora come allora, ci sono forze al di fuori dei confini, fanatici per i quali il culto della mascolinità eroica ha ancora una forza tremenda”.

E poi la Paglia chiede:

“Come è successo che tanti giovani tra i più audaci e radicali oggi si definiscano solo per l’identità sessuale? Qui c’è un crollo delle prospettive che di certo avrà varie ripercussioni per la nostra arte e la nostra cultura e che potrebbe compromettere la capacità delle società occidentali di comprendere o reagire alle convinzioni fortemente contrarie di altri che non ci vogliono bene. I fenomeni transgender si moltiplicano e si diffondono nelle fasi ‘tardive’ di una cultura, quando le tradizioni religiose, politiche e familiari si indeboliscono e le civiltà iniziano il loro declino”.

Non è una coincidenza che questa ossessione del genere sia nata dalla cultura occidentale nel corso degli anni Novanta, il decennio della pace e della prosperità prima degli attentati dell’11 settembre. Il decennio era libero da ogni angoscia esistenziale, consumato dallo scandalo di Monica Lewinski e dominato dalla “fine della storia” di Francis Fukuyama. Secondo Rusty Reno, direttore di First Things, l’ideologia del genere è un simbolo della nostra epoca di “indebolimento”, indicando un futuro globalizzato “governato dagli dei della salute, della ricchezza e del piacere”. Ma i sommi sacerdoti di questa ideologia non hanno tenuto conto dell’ascesa dell’Islam radicale.

Prima che le città francesi di Parigi, Nizza e Rouen subissero l’assalto di gruppi jihadisti, il governo socialista francese aveva una sola priorità culturale: “l’ABC dell’uguaglianza di genere“. Il nome deriva da un programma controverso che il ministro francese dei Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, aveva lanciato in 500 scuole.

Dopo aver approvato il matrimonio omosessuale, il governo francese pare che abbia anche pensato di dover promuovere una rivoluzione culturale. Secondo il ministro dell’Educazione nazionale, Benoît Hamon, che ha miseramente fallito nelle recenti elezioni presidenziali, le scuole sono “un campo di battaglia“. La metà degli alunni ha boicottato le lezioni sulla “teoria del genere”. Poi le autorità francesi hanno imposto agli studenti dei libri ridicoli come Papa porte une robe. Questo sarebbe stato divertente se gli anni successivi non fossero stati così tragici. Quello che in realtà ha distrutto le illusioni francesi è stato il terrorismo islamico.

L’effetto di questa ideologia del genere sulla cultura occidentale è il rifiuto dello spirito critico associato a un “appello kitsch al sentimento contro la ragione“. La stessa cultura ossessionata dal genere rifiuta di considerare il burkini come uno strumento islamista e piuttosto lo trasforma in un simbolo dei diritti umani. La conseguenza è che la minaccia jihadista è percepita unicamente come un’intollerabile perturbazione degli stili di vita occidentali. L’Europa rischia di perdere tutti i suoi doni storici: la dignità umana, la libertà di coscienza, la libertà di religione, la libertà di espressione e la sua colossale cultura.

Le élite erotocratiche francesi non erano preparate per quello che si è dimostrato essere l’attacco terroristico più grave dopo l’11 settembre. La Francia, ossessionata dall'”ABC dell’uguaglianza di genere” è stata colta di sorpresa ed era pronta per essere disarmata quando i terroristi l’hanno attaccata nel giorno della festa nazionale che celebra l’uguaglianza. In Francia, non c’era assolutamente alcuna resistenza dell’opinione pubblica alla legge della sharia e all’ideologia jihadista. Inebriate dall’obsolescenza dell’identità, l’unico nemico che queste élite francesi conoscevano era rappresentato dai privilegi patriarcali, poiché per loro la “dominazione” è una prerogativa esclusiva dei maschi bianchi europei.

La presidenza di Emmanuel Macron è già stata salutata dagli attivisti del gender: “Macron è come una boccata d’aria fresca in questo paese”, ha scritto Natacha Henry, autrice di saggi sulle questioni di genere, sul New York Times. “Credo che abbia vinto perché non ha fatto alcun tipo di performance da macho e questo è ciò di cui abbiamo bisogno”, ha aggiunto la Henry.

Farsi narcotizzare da un’ossessione per i diritti di genere sembra inoltre essere diventato un appuntamento fisso dei paesi che hanno subito attacchi terroristici. Poco dopo gli attentati jihadisti del 2004 in Spagna, che hanno costretto Madrid al ritiro delle proprie truppe dall’Iraq, il governo socialista di Jose Luis Zapatero si è lasciato corteggiare dall’ideologia del gender, compresi i corsi di formazione gay friendly nelle scuole elementari. Il “Progetto Zapatero” era basato sul “disprezzo della natura, la reinvenzione di ciò che è umano, l’esaltazione del desiderio”. Anche gli otto anni alla Casa Bianca dell’ex presidente americano Barack Obama sono stati contrassegnati da una “ossessione” per i diritti dei transgender. La mania per il genere è una comoda distrazione per evitare di affrontare questioni più difficili e meno piacevoli.

Si dice che le civiltà possono essere distrutte dall’interno, piuttosto che da eserciti dall’esterno. L’Occidente crollerà, se non si impegnerà a preservare le società e i valori occidentali. E i suoi progressi straordinari saranno travolti dall’oscurità, insieme a tutti questi diritti di genere.

Secondo Camille Paglia, “una cultura puramente laica rischia di essere vuota e, paradossalmente, favorisce l’ascesa dei movimenti fondamentalisti che promettono minacciosamente di purificarla e disciplinarla“. Come ad esempio l’Islam radicale – tanto per parlare chiaro.

Giulio Meotti, redattore culturale del quotidiano Il Foglio, è un giornalista e scrittore italiano.



   

 

 

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