Germania, scandalo Volkswagen: responsabilità scaricata su un ingegnere italiano

Ci sarebbe un ingegnere italiano dietro lo “schema dieselgate”, quello che avrebbe permesso ai marchi Volkswagen di aggirare le rigide normative americane sulle emissioni dei motori diesel con un software progettato proprio allo scopo di frodare i controllori. Le autorita’ degli stati uniti hanno accusato un ex dirigente della Audi, marchio di lusso della Volkswagen, di avere ordinato di programmare i motori diesel di modo che potessero ingannare i test sulle emissioni.

Giovanni Pamio, 60 anni, cittadino italiano, e’ ritenuto uno dei principali responsabili di una cospirazione che ha accompagnato lo scandalo costato alla Volkswagen piu’ di 20 miliardi di dollari in multe e cause. Pamio e’ l’ottavo ex dirigente della Volkswagen accusato nell’ambito dell’ indagine portata avanti dall’ Fbi e dalla sezione criminale dell’agenzia per la protezione ambientale. Uno di questi sara’ giudicato alla fine di questo mese, un altro e’ in carcere negli Stati Uniti e altri cinque sono cittadini tedeschi.

La Volkswagen ha ammesso che i motori Vw, Porsche e Audi con motori diesel da due o tre litri erano stati programmati per aggirare i controlli anti inquinamento durante i test di routine e tornare al normale funzionamento durante l’uso delle vetture su strada. La truffa e’ andata avanti per anni prima di essere smascherata dalla West Virginia University. Pamio dovra’ rispondere delle accuse di cospirazione, frode e di aver violato le norme ambientali statunitensi. Gina Balaya, portavoce della procura di Detroit, ha detto di non poter precisare se contro di lui sono stati emessi provvedimenti di custodia.

L’ ingegnere italiano e’ difeso dall’avvocato Terry Brennan, che non ha voluto commentare la vicenda. Agli atti risulta che Pamio era capo del reparto termodinamica del dipartimento per lo sviluppo dei diesel dell’Audi a Neckarsulm, in Germania, e guidava una squadra di ingegneri al lavoro sul controllo delle emissioni dal 2006 a novembre 2015. Lui e gli altri accusati avrebbero realizzato che era impossibile calibrare un motore diesel da 3 litri in modo che potesse rientrare negli standard statunitensi per le emissioni di ossido di nitrogeno senza violare i vincoli imposti da altri dipartimenti della Volkswagen. Per questo – si legge in una nota della procura – Pamio avrebbe “indotto i suoi dipendenti a progettare e implementare funzioni di software volte a ingannare i test statunitensi sulle emissioni”. rainews.it



   

 

 

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