Il partito islamico italiano nasce nella moschea abusiva degli integralisti turchi

di Alberto Giannoni

Per la Costituente islamica un debutto che è tutto un programma. Il movimento dei musulmani italiani si riunisce in via Maderna, ospite di un’associazione ideologicamente controversa e dentro una moschea «informale» (un centro di preghiera che non ha specifica destinazione a luogo di culto).

Il movimento dell’islam nato a Milano si definisce come progetto «dei musulmani per i musulmani». Il gruppo promotore proviene dall’alveo dell’Ucoii, ma oggi all’Unione delle Comunità islamiche italiane rivolge critiche aspre, accusando di sostanziale inconcludenza il presidente che partecipa al tavolo ministeriale voluto dal Viminale e incaricato di mettere a punto il patto dell’islam italiano.

I fondatori del nuovo «partito» si danno un tono da «duri» e strizzano l’occhio a metodi e suggestioni grilline. «Una comunità, una fede, una voce» è l’eloquente slogan della Costituente, che ha i suoi leader riconosciuti in Hamza e Davide Piccardo; il primo è stato fondatore dell’Ucoii, il secondo ha guidato a Milano il discusso Coordinamento dei centri islamici, a cui aderiva (e aderisce) l’associazione Milli Gorus, che ha sede nel centro di via Maderna ed è ben rappresentata nella nuova dirigenza: il nuovo presidente del del Caim da ottobre è Osman Duran, che proprio da Milli Gorus arriva. Questa sigla, poi, ha una storia peculiare. Si tratta infatti di un’organizzazione fondata in Turchia da un capo politico-spirituale che aprì la strada all’odierno regime del sultano Erdogan, impegnato a superare la laicità e lo stato di diritto delle istituzioni turche. Di Milli Gorus si è molto parlato in occasione del bando per la costruzione di tre moschee (sotto Pisapia), quando emerse che la sigla turca – vincitrice in consorzio con altre di una delle tre aree messe a bando dal Comune – era stata inserita in Germania in una lista governativa che la indicava come estremista. L’ex pm Stefano Dambruoso (attualmente deputato e consulente dell’assessorato alla Sicurezza) segnalò il caso interrogando il Viminale. All’epoca Il Fatto quotidiano riportava i pareri di due esperti: l’esperto dell’Ispi Lorenzo Vidino considerava Milli Gorus «un gruppo dall’ideologia problematica», il professor Paolo Branca li definiva «ipernazionalisti».

Costituente islamica o setta segreta?

Ma anche la sede di via Maderna ha una storia tormentata: proprio come le altre sedi dei centri islamici milanesi non ha una destinazione tecnica compatibile con lo svolgimento di attività di preghiera e culto. In casi del genere, gli imam e la sinistra prediligono l’edulcorata definizione di «moschee informali», mentre gli esponenti del centrodestra parlano di abusivismo. Del caso Maderna si era molto parlato nel 2013, quando partirono lavori per realizzare (lì, in zona Mecenate) un minareto senza un cambio di destinazione d’uso. «Si sequestri l’immobile» tuonò l’ex vicesindaco Riccardo De Corato, che tre anni dopo, ricevuta una segnalazione su nuovi lavori, presentò una nuova interrogazione. Oggi i lavori prevedono la simbolica creazione di un movimento, ma le polemiche non saranno minori.

IL GIORNALE



   

 

 

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