5 milioni di italiani scappati all’estero in cerca di lavoro e dignità

La crisi economica che attanaglia ogni settore produttivo, la scarsissima disponibilità di opportunità lavorative e un Fisco che, nonostante tutto, continua a spremere i contribuenti nella speranza di poter far fronte alle sempre più insostenibili spese di uno Stato ingordo. Sono soltanto alcuni dei problemi che hanno fatto sì che milioni di italiani optassero per una scelta inevitabile e decisamente dolorosa: abbandonare il proprio Paese in cerca di una nuova Patria capace di offrir loro dignità e futuro. Nel 2006, stando a quanto pubblicato sulle pagine di Libero, gli italiani che hanno detto addio alla propria terra natale, quelli che per intenderci si sono iscritti ufficialmente all’Aire, ovvero l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, erano 3 milioni. A dieci anni di distanza il dato si è aggravato e la cifra ha superato i 4.8 milioni di unità.

Ecco cosa potrebbe accadere a fine 2017

In base ai dati raccolti nei primi mesi dell’anno sembra ormai inevitabile il superamento del tetto dei 5 milioni. Il fenomeno, che non accenna ad attenuarsi, e che anzi dimostra di essere in costante accelerazione, coinvolge principalmente giovani uomini, scolarizzati, di età compresa tra i 18 e i 39 anni. Ciò non significa ovviamente che non siano interessati da questa fuga anche cittadini di età superiore. Secondo gli esperti l’esodo coinvolge un discreto numero delle cosiddette “volpi grigie”, pensionati alla ricerca di un fisco meno esoso che consenta loro di vivere con dignità. I dati rivelati dall’Eurostat, come anche da Mario Draghi, parlano di un Paese in ripresa, ma il lavoro è ancora un’utopia. Leggendo l’approfondimento di Ugo Bertone appare chiaro che i numeri del fenomeno siano ben più alti. “Mettendo a confronto i dati Istat con quelli di alcuni istituti statistici stranieri – viene spiegato su Libero – è chiaro che i numeri, pur impressionanti sono probabilmente sottostimati. La somma dei soli arrivi in Germania e Gran Bretagna supera in un anno campione (il 2015) di 28 mila il dato delle cancellazioni di residenza per tutti i paesi del mondo, registrato dall’Istat”.

Solo una minoranza si registra all’Aire

Il perché di questa incongruenza sarebbe riconducibile al fatto che solo una minoranza di chi si reca all’estero si registra all’Aire. Certo, decidere di dire addio alla propria terra natale non è sempre facile. Si deve mettere sul tavolo anche la possibilità che, una volta giunti a destinazione, non si riesca a trovare un’opportunità lavorativa adeguata ai propri studi o alle proprie aspirazioni. In tanti si adattano, facendo i muratori, i lavapiatti o i baristi. La mobilità – evidenzia un rapporto della Fondazione Migrantes – è una risorsa ma diventa dannosa se è a senso unico, quando cioè è una emorragia di talento e competenza da un unico posto e non è corrisposta da una forza di attrazione che spinge al rientro”.

In pensione nei Paesi dove il Fisco è meno esoso

Alla fuga dei più giovani va poi sommato il preoccupante fenomeno della fuga delle “volpi grigie”, dei nonni insomma. Sono oltre mezzo milione i pensionati che si sono già trasferiti in Portogallo, Canarie, Bulgaria, Tunisia, Polonia, Ucraina, Romania, Thailandia e Costarica. L’Inps eroga ogni anno trattamenti pensionistici per oltre 1 miliardo di euro. Lo Stato cerca soluzioni, e sul tavolo delle proposte vi sarebbe anche quella di introdurre delle agevolazioni per richiamare nella Penisola i pensionati ricchi di altri Paesi… Ma la soluzione sotto gli occhi di tutti, quella che però il Governo sembra ignorare, potrebbe essere una riduzione della pressione fiscale tale da consentire a tutti, pensionati compresi, una vita più dignitosa.

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