Colpita a bottigliate dall’ex marito Aymen Gasmi. Voleva sfregiarla

Una storia drammatica che solo per un cado fortuito non si è trasformato nell’ennesimo femminicidio. L’accusa nei confronti di Aymen Gasmi, 28 anni, tunisino, è quella di tentato omicidio aggravato nei confronti della ex moglie – Giada Norfini, che ha accettato di raccontare i fatti e di farsi fotografare dal Quotidiano locale Il Tirreno come atto di coraggio e per dimostrare cosa vuole dire subire violenze – che da qualche mese aveva chiesto la separazione proprio per l’atteggiamento violento dell’uomo.

L’agguato

“Domenica all’alba – scrive il Tirreno – il ventottenne si è appostato davanti a casa dei suoceri, nella zona della Rosa, e ha aspettato fino alle 6 del mattino il rientro della donna, una livornese di 32 anni, che sabato era uscita con alcune amiche. In testa un piano folle e preciso: vendicarsi punendola – come aveva già fatto in passato – per l’affronto che nella sua mente di uomo violento aveva subito: essere piantato dalla donna con la quale ha avuto anche un figlio. «Voleva sfregiarla», raccontano gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Fiorenza Marrara. E così ha cercato di fare: “prima l’ha rincorsa, ha sfondato il vetro dell’auto dove la vittima si era rifugiata. E poi con una bottiglia rotta l’ha colpita: in testa, sul braccio – usato dalla donna per difendersi – e al costato, procurandole ferite che secondo i medici guariranno in sessanta giorni” prosegue nel racconto il giornale toscano.

Salvata dal clacson

Infine è fuggito facendo perdere le proprie tracce prima dell’arrivo delle volanti della polizia e dell’ambulanza chiamata dai genitori della vittima. «La donna proseguono gli investigatori – si è salvata perché è riuscita a suonare il clacson della macchina».

L’ennesimo episodio

«Valutata la gravità delle accuse – spiegano dalla Questura – nonché i gravi indizi di colpevolezza, la pericolosità sociale, la capacità a delinquere e il progetto di fuga, l’uomo è sottoposto a fermo di indiziato e come disposto dall’autorità giudiziaria è stato trasferito nel carcere genovese di “Marassi”». Nei prossimi giorni il tunisino comparirà davanti al giudice per le indagini preliminari del capoluogo Ligure per la convalida del fermo. Ma intanto negli uffici della Procura di Livorno si lavora sul caso. E ora sono spuntate almeno altre tre denunce che riguardano le presunte violenze commesse dall’uomo nei confronti della moglie nell’ultimo anno.

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