Gb, padre uccide figlio di 18 mesi a martellate: «Non sono figli miei, sono bianchi»

Era ossessionato dall’idea che Gabriel e Maria, i due gemelli nati 18 mesi fa, non fossero figli suoi. Continuava a chiedere alla sua compagna come fosse possibile che fossero bianchi, mentre lui era indiano. Un’ossessione – scrive al Messaggero –  che sabato sera ha portato Bidhya Sagar Das, 33 anni, alla follia: ha chiuso a chiave in bagno Cristinela Datcu, la madre dei piccoli, e ha colpito ripetutamente con un martello i suoi bambini nella loro casa a nord di Londra. Gabriel non ce l’ha fatta, la piccola Maria lotta in ospedale tra la vita e la morte.

Quando la donna ha trovato il modo di uscire, ha trovato i suoi piccoli in una pozza di sangue e, in preda al panico, è scesa in strada urlando e chiedendo aiuto. Per Gabriel non c’è stato nulla da fare: è spirato in ospedale intorno all’una di notte. Maria è stata portata d’urgenza all’East London hospital dove è stata operata: la piccola è ricoverata e le sue condizioni rimangono critiche.

Das, nel frattempo, si era dato a una fuga disperata, ma dopo 20 ore di latitanza è stato arrestato a Hackney



   

 

 

4 Commenti per “Gb, padre uccide figlio di 18 mesi a martellate: «Non sono figli miei, sono bianchi»”

  1. sergio zerial

    idiota bastava fare il Dna

  2. NON HO PAROLE A TANTO SACRILEGIO CONTRO BAMBINI INNOCENTI-

  3. I sinistri negano l’ esistenza del razzismo antibianco.Leggano articoli come questo e,se hanno un briciolo di onestà intellettuale (cosa di ho forti dubbi ),si ricrederanno.

  4. Assassino!!

    L’odio contro i bianchi è spesso celato, ma è certamente una patologìa assai diffusa e molto più di quanto non si creda!

    Ma non lo denuncio come una attitudine perversa, quanto piuttosto come un profondo complesso di inferiorità nei confronti della razza bianca che ha saputo dare prodigiose tracce di civiltà tecnologica, laddove la maggior parte dei popoli del globo, e segnatamente quelli di colore maggiormente abitatori delle latitudini meridionali vicini all’Equatore, sono vicini alla civiltà dei tam-tam e delle capanne di fango.

    Invece di usare la lama del coltello o del machete, o del pene stupratore, questi signori dell’odio e dell’invidia verso i bianchi, farebbero bene a concentrarsi sulla propria inciviltà, per riscattarla guardando a chi può dar loro, a ragione, lezioni di civiltà e così progredire per la propria strada.

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