La sinistra non si smentisce: i voucher restano, cambierà solo il nome

LA SINISTRA fa sempre così: tutto resta tale e quale, ma si cambia il nome per intontire gli stupidi. I voucher restano, ma saranno una replica dei minijobs tedeschi. Sissignore. Quelli che hanno impoverito circa 13 milioni di persone.

Oggi muoiono i voucher ma, come l’araba fenice, sono destinati a rinascere dalle loro ceneri. IL GIORNALE

Iniziamo, però, dalla cronaca. Il Consiglio dei ministri nella riunione odierna varerà un decreto che incorpora le modifiche al Jobs Act approvate dalla commissione Lavoro della Camera con le quali si abrogano le norme sul lavoro accessorio e sull’uso dei ticket. Fino al 31 dicembre 2017 saranno utilizzabili quelli già acquistati, poi stop.

L’esecutivo guidato da Paolo Gentiloni ha considerato prioritario evitare la mina del referendum del 28 maggio (nel quale il fronte antirenziano avrebbe potuto ricompattarsi) e non ha voluto ragionare su eventuali modifiche chieste non solo dal centrodestra, ma anche dalle organizzazioni datoriali. Al «trenino» dei difensori si è agganciata per ultima Confindustria, proprio quando i giochi erano già fatti. «La linea passata sui voucher – ha dichiarato il presidente Vincenzo Boccia – è molto deludente. Se proprio si doveva fare, si poteva votare al referendum».

Il numero uno di Viale dell’Astronomia è intervenuto perfino dopo che il suo stesso vicepresidente con delega alle relazioni industriali, Maurizio Stirpe, aveva bocciato la strategia dell’esecutivo. I voucher per Confindustria, infatti, si sono rivelati «un ottimo strumento per far emergere il lavoro nero e per impiegare il lavoro occasionale e persone con difficoltà di accesso al mercato del lavoro», ha evidenziato Stirpe, favorevole invece ad un giro di vite sui controlli per limitarne l’abuso. «Meglio andare avanti sulla strada della tracciabilità che aveva scelto il governo precedentemente», ha ribadito.

Tale situazione ha dato subito la stura ai moti di giubilo della Cgil (che ha vinto la guerra col solo «gesso dei furieri») e della sinistra radicale. «Se si va verso l’abrogazione dei voucher, che è l’obiettivo che volevamo raggiungere, vuol dire che abbiamo fatto proprio bene a raccogliere le firme e a fare il referendum», ha commentato il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, ormai diventato l’alter ego di Susanna Camusso, puntando alla sua successione. «Non siamo assolutamente d’accordo con quanto deciso dalla commissione Lavoro. Il nostro voto sarà contrario, non accettiamo ricatti», ha replicato il capogruppo di Ncd alla Camera, Maurizio Lupi, preannunciando un’aspra battaglia. In realtà è solo un gioco delle parti: Ncd non romperà.

Fonti governative del Pd hanno preannunciato che si lavorerà a un provvedimento condiviso anche con le parti sociali in Parlamento da approvare in breve tempo «per dare strumenti alternativi alle famiglie e per agevolare la semplificazione delle norme a vantaggio delle imprese». In pratica, quello che l’esecutivo Gentiloni sta pensando è una replica dei minijobs tedeschi, ossia una forma contrattuale ad hoc (a partire dalla retribuzione «competitiva» anche dal punto di vista contributivo) per il lavoro di breve durata e per quello svolto in ambito familiare. La battaglia con il sindacato e con la sinistra è destinata, pertanto, a continuare.



   

 

 

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