Ztl, per Comuni e società private sono un affare: servono solo a fare cassa

Un affare per i Comuni e per le società private. Ma anche una piaga per le tasche dei cittadini, costretti a saldare le multe.

Le zone a traffico limitate (Ztl) sono diventate un problema per gli automobilisti, ma allo stesso tempo sono una boccata d’ossigeno per le casse delle amministrazioni, con benefici economici anche per le aziende che gestiscono il servizio. Per carità, tutto legittimo. Ma è lecito qualche dubbio sull’opportunità. A denunciare il problema è stato il deputato di Forza Italia, Simone Baldelli, che ha presentato un’interrogazione per chiedere al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio di “definire una disciplina chiara, unica e inequivocabile in merito all’installazione, alla gestione e alla segnaletica delle Ztl”.

Macchine da multe – Il meccanismo appare collaudato. Per installare i macchinari delle Ztl serve un investimento variabile dai 200mila ai 450mila euro. Un salasso. I Comuni, quindi, cercano un accordo alternativo. “Le casistiche – sostiene Baldelli – sono due: o le amministrazioni affittano le strumentazioni a un canone abbordabile, ma con la clausola che ad esse venga affidato il servizio di spedizione dei verbali d’infrazione e, di fatto, anche la gestione del sistema, oppure esigono in qualche modo una sorta di provvigione per fotogramma scattato”. Insomma, per risparmiare sul costo iniziale viene offerta alle società la possibilità di inviare le multe. Il servizio costa 17 euro per l’invio di un documento, mentre per la gestione del ricorso il prezzo cresce a 35 euro. Il risultato? Più sanzioni ci sono, più documenti devono essere inviati. E quindi più soldi circolano. Tanto che cresce il sospetto: che le Ztl siano una macchina da multe.

Cittadini vessati – Certo, il meccanismo non riguarda tutti i Comuni e in questo senso le società devono adeguarsi caso per caso. Ma in molte situazioni diventa un problema per i cittadini. E dire che le zone a traffico limitato sono nate per garantire la sicurezza stradale oltre che con lo scopo di apportare un beneficio ambientale. La conseguenza, secondo Baldelli, è invece “una vessazione” attuata con il “sistema sanzionatorio a danno del cittadino su quello che potrebbe delinearsi come un semplice errore umano, causato da scarsa conoscenza delle strade o da un disorientamento”. E c’è un altro aspetto da tenere in considerazione: la segnaletica spesso è contraddittoria. Un esempio? La dicitura “varco attivo” può essere interpretata dagli automobilisti stranieri in modo contrario al significato, ossia open/active gate. Quindi come un passaggio accessibile, con la pesante controindicazione: ricevere una multa da parte del Comune. A completare il quadro critico sulle Ztl c’è anche una sentenza della Corte di Cassazione che ha sancito la possibilità di sanzionare più volte un automobilista per la violazione. Anche se la condotta “irregolare” è avvenuta nell’arco della stessa giornata e a distanza di pochi minuti. Tanto a pagare sono sempre i cittadini.

di Stefano Iannaccone per laNotiziaGiornale.it



   

 

 

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