La Germania accelera le espulsioni dei “finti” profughi

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La Germania, che lo scorso anno ha accolto oltre un milione di richiedenti asilo, ha accelerato la definizione di un piano di espulsioni per coloro cui non viene riconosciuto lo status di rifugiato. Ma sono emerse molte perplessità per quel che riguarda in particolare il rinvio di profughi in Afghanistan, un paese ancora vittima di instabilità politica e della guerra.

La cancelliera Angela Merkel affronterà oggi il dossier con i governatori dei 16 Laender. Fra le varie proposte anche quella di realizzare dei “centri di deportazione” per incanalare le espulsioni, incentivi finanziari per coloro che rientrano volontariamente nel loro Paese e il varo di strumenti di pressione nei confronti di quei Paesi che ostacolano il rientro dei propri cittadini.

Il ministro degli Interni Thomas de Maiziere ha chiesto ai governatori di “guardare oltre” i confini dei propri Laender e di collaborare per un obiettivo federale. L’anno scorso la Germania ha rimpatriato o espulso circa 80mila richiedenti asilo, su un totale di 200mila cui è stato negato lo status di rifugiato. Sul fronte diplomatico, Berlino intende aumentare la pressione sui paesi che si rifiutano di riprendere i loro cittadini o che rallentano le procedure con ostacoli burocratici. Berlino ha intensificato i colloqui in particolare con i paesi del Nord Africa, ancor più dopo l’attentato della vigilia di Natale a Berlino, attribuito a un tunisino, Anis Amri.

Da dicembre, la Germania ha rispedito a Kabul circa 60 cittadini afgani su due voli charter, in virtù di un accordo firmato tra l’Unione europea e l’Afghanistan nel mese di ottobre. Ma cinque governi regionali tedeschi hanno deciso di bloccare la maggior parte delle espulsioni, evocando la precarietà e il peggioramento della situazione politica.Le Nazioni Unite hanno riferito ai primi di febbraio che le vittime civili in Afghanistan hanno raggiunto un record nel 2016, con quasi 11.500 civili, un terzo dei quali bambini, uccisi o feriti. I combattimenti tra le forze di sicurezza afgane e i talebani è rimasta “la principale causa di vittime civili”, più di due anni dopo la fine della missione di combattimento della Nato in Afghanistan. (ASKANEWS con fonte afp)



   

 

 

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