Terremoto, non voleva lasciare Arquata: Rendina fermato e portato in caserma

 

Arquata –  (Resto del Carlino) I carabinieri di Arquata hanno fermato e condotto in caserma Enzo Rendina, ora a disposizione delle autorità giudiziaria.

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Il provvedimento si è reso necessario dopo che l’uomo, più volte invitato a lasciare i luoghi per motivi di sicurezza, si era rifiutato. Rendina negli ultimi giorni aveva trovato riparo nella sede dei vigili del fuoco di Borgo di Arquata, una situazione incredibile che non poteva andare avanti. Enzo è il simbolo della tragedia, il depositario della catastrofe, che ha colpito e cancellato Pescara.

Poche parole ci dice al telefono che raccontano tutto il suo disagio: «Sono stato fermato – racconta –, ma ho un certificato medico che testimonia che non posso vivere nei luoghi chiusi».

Si capisce subito incontrandolo che Rendina è un uomo che non adora le regole, ma la sua resistenza ha lasciato un ricordo della tragedia del terremoto del Centro Italia. Sin dalle prime ore subito dopo il sisma del 24 agosto Enzo Rendina aveva fatto capire a tutti che non avrebbe lasciato la sua terra ferita. Era rimasto lì a respirare la polvere delle pietre delle tozze case di arenaria che si erano sbriciolate sotto il peso del terremoto, aveva affrontato anche la scossa del 30 ottobre con la stessa determinazione.

Nonostante il silenzio, il buio e la desolazione che avevano accompagnato quei momenti drammatici, lui era rimasto lì solo, con il carico dei suoi ricordi. «Non ho fretta – aveva dichiarato – devo tranquillizzarmi, riprendermi da giorni vissuti come un cinghiale, da solo, lavandomi con l’acqua gelata della montagna. Un’esperienza dura». Nessuno era riuscito a convincerlo, nessuno era riuscito a spezzare quel cordone ombelicale che lo stringeva forte alla sua terra. Con i suoi occhi aveva raccolto le immagini di dolore, di distruzione del paese che non c’è più. Nella solitudine di Pescara aveva incontrato anche papa Francesco, che aveva salutato, ma neanche l’incontro con sua santità era riuscito a farlo demordere dal suo intento di rimanere attaccato alla sua terra.

Una resistenza durata mesi, poi dopo il sisma del 30 ottobre, qualcosa è cambiato, la percezione che quella terra non sarebbe stata più uguale. Dopo giorni si era arreso e aveva deciso di andare ad alloggiare in una tenda a Borgo di Arquata. Ma Rendina è uno spirito libero e anche quella sistemazione alla fine non gli è andata più bene. Lo stesso commissario straordinario Vasco Errani era intervenuto più volte, invitandolo a trovare una sistemazione idonea per evitare disagi.

Il provvedimento adottato ieri si è reso necessario per evitare che possa accadergli qualcosa di grave, viste anche il precipitare delle temperature di questi giorni. La resistenza di Enzo Rendina quindi finisce qui, nel peggiore dei modi, purtroppo il terremoto è una tragedia che distrugge anche le speranze.



   

 

 

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