L’Italicum non era altro che il Porcellum travestito per non farsi riconoscere

Come il Porcellum anche l’Italicum è incostituzionale: il Parlamento in Italia non è in grado di approvare una legge elettorale costituzionalmente corretta.

Boschi Renzi

L’Italicum è incostituzionale. Abolito il ballottaggio tra le due liste che prendono più voti, sopravvive, viceversa, il premio di maggioranza per la forza politica che raggiunge il quaranta per cento al primo turno. Bocciate – ma solo parzialmente – le pluricandidature.

Avevamo anticipato il verdetto in una intervista ad un quotidiano nazionale il 18 dicembre scorso. Uno dei rilievi più macroscopici che avevamo sollevato era il fatto che le liste bloccate, sebbene corte, impedivano la possibilità di scelta su tutta la rappresentanza parlamentare. Anche dopo la pronuncia della Consulta, ribadiamo che l’Italicum, non era altro che il Porcellum travestito per non farsi riconoscere.

La Corte nella sua sentenza, di cui ovviamente si attendono le motivazioni, ha di fatto trasformato l’Italicum in una legge proporzionale corretta da un cospicuo premio di maggioranza. Da domani nella nostra Repubblica ci sono due leggi elettorali vigenti, una per la Camera e una per il Senato, che sono entrambe il frutto di interventi della Consulta su leggi precedentemente approvate dal Parlamento. Quella per la Camera è un proporzionale corretto da un largo premio di maggioranza, che non prevede coalizioni e dove la soglia di sbarramento è fissata al tre per cento. Quella in vigore al Senato, il cosiddetto “Consultellum”, è un proporzionale puro senza premio, in cui tuttavia è prevista la possibilità di presentarsi in coalizioni. Le soglie al Senato sono fissate all’otto per cento per i partiti fuori dalle coalizioni e al tre per cento per i partiti all’interno di una coalizione. Se domani si votasse con questo sistema, con alta probabilità si avrebbe una larga maggioranza alla Camera se fosse operativa la soglia del quaranta per cento, in caso contrario, rischieremmo di avere una Camera molto frammentata e disomogenea. Al Senato, avremmo senz’altro una ampia frammentazione che presupporrà la formazione di ampie coalizioni per poter dare la fiducia al Governo. Questi ritengo siano i possibili scenari delineati dalla Corte Costituzionale.

Ora tocca alla politica. Come ho più volte ribadito, le leggi elettorali, in una democrazia come la nostra, le scrive il Parlamento e non la Corte Costituzionale il cui ruolo è bene delineato. Ovviamente, se il Parlamento è impossibilitato da condizioni oggettive, l’ipotesi palesata è una delle opzioni possibili. Ma ribadisco che sarebbe una discrasia politico-costituzionale di non poco rilievo. A mio giudizio, se non si propenderà per una legge elettorale ex novo (risultato difficilmente conseguibile nel breve periodo) occorrerà “equilibrare” i sistemi di Camera e Senato. Le modifiche più ovvie sarebbero quelle che puntino ad uniformare le soglie di sbarramento. In ogni caso nessuna modifica è indispensabile poiché, come ha rimarcato la Consulta, è già possibile andare a votare con le attuali leggi.

Vincenzo Musacchio
Giurista e direttore della Scuola di Legalità
“don Peppe Diana” di Roma e del Molise



   

 

 

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