Sesto San Giovanni, corsi di arabo e cultura islamica nella scuola pubblica

 

25 gennaio 2017 – La domenica mattina, nella scuola pubblica di Sesto San Giovanni, si studiano la lingua araba e la cultura islamica.

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A tenere i corsi scrive il Giorno sono dei “docenti” del centro islamico locale. Sui banchi si siedono circa 80 bambini, nati in Italia da genitori musulmani. Succede alla primaria XXV Aprile da vent’anni, ma la politica se ne accorge soltanto adesso – e spesso critica la scelta -, dopo il caso Anis Amri, l’attentatore di Berlino ucciso proprio a Sesto, e le polemiche sulla moschea da 2.450 metri quadri che sarà costruita lungo la ferrovia.

“Questo è un progetto europeo, che nasce in Francia ed è stato importato oltre vent’anni fa in Italia. Noi lo abbiamo portato a Sesto – spiega Fouad Selim, direttore della scuola –.  Il corso è aperto a tutti. “Non solo ai figli di immigrati”, precisa Fouad. “E si impara solo la grammatica e la scrittura. Non si legge il Corano”. Ci sono i corsi anche per adulti e tra i progetti ci sono anche lezioni di calligrafia e lezioni di arabo per imprenditori italiani. Se per due decenni la scuola è rimasta nell’ombra, oggi la politica punta i riflettori.

“Dal 2000 a oggi il contesto internazionale è cambiato. I presupposti sono differenti – commenta Eros De Noia, fino a qualche mese fa nella maggioranza di centrosinistra e ora emigrato nel comitato lanciato da Filippo Penati -. Dopo aver abolito le classi differenziate per disabili ora si differenziano i corsi per arabi. Solo due anni fa la piscina comunale era stata concessa per corsi di nuoto per sole donne, organizzate dallo stesso centro islamico“.

Discriminazione e ghettizzazione, non certo integrazione, dice anche il candidato sindaco di Forza Italia Roberto Di Stefano. “Secondo il sindaco del Pd l’integrazione dei migranti passa attraverso l’insegnamento di una lingua diversa dalla nostra. Concedere una struttura pubblica per corsi di arabo ai figli di immigrati è il paradosso di chi non sa come inserire le comunità straniere nella nostra società. A questi bambini arabi viene offerto tutto, tranne la reale possibilità di diventare italiani a tutti gli effetti”.



   

 

 

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