“Devi morire, levati dai c***”. Anziani seviziati alla cooperativa di Imperia

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Pornassio – “Non fare più il coglione, se no ti tiro un pugno sul naso… va pagliaccio, hai finito di fare il mongolo? Muori e levati dai coglioni”.

E poi. “Hai deciso di morire oggi? Ti ho detto: non ci provare. La vedi la finestra lì? Ti ho detto, che ti faccio volare giù… Ucciditi da sola, è lì la finestra, buttati dalla finestra, ma tu sei bagascia…”.

Sono soltanto alcune delle agghiaccianti frasi intercettate dagli investigatori della Guardia di Finanza di Imperia, a margine dell’inchiesta per maltrattamenti aggravati e continuati, che vede nel mirino due operatori socio sanitari e una infermiera della casa di riposo “Il Cicalotto”, di Pornassio, nell’entroterra di Imperia.

Una morte sospetta e diversi casi di istigazione al suicidio sono i particolari più inquietanti che emergono dalle ventidue pagine della misura cautelare a firma del gip del tribunale di Imperia, Massimiliano Botti.

“Girando ripetutamente con forza, mentre era intento a imboccarla, il capo di una paziente affetta da problemi di postura e da gravi patologie è deceduta la notte successiva all’ultimo episodio, nonché contestualmente colpendola con schiaffi e botte in testa”. Queste le testuali parole dell’ordinanza dalle quali emergono i contorni della morte sospetta e che riassumono la figura centrale dell’inchiesta, quella di Massimo Deperi, l’operatore socio sanitario, di 48 anni (consigliere comunale di Pornassio), all’epoca in servizio della Cooperativa “Il Faggio”, agli arresti domiciliari dallo scorso 30 dicembre.

Sempre ai domiciliari è finita anche l’operatrice Vjollca Ferhati, 45 anni, di origine albanese; mentre nei confronti dell’infermiera romena, Elena Stoica, di 46 anni, è stata decisa la sospensione dell’esercizio di pubblico ufficio per dodici mesi.

Spesso li colpiva con schiaffi sul viso, sul collo e sulla testa e con calci – è ancora scritto nel capo di imputazione -. Ometteva di compiere le dovute operazioni di assistenza personale e/o le compiva in modo inadeguato, mediante manovre e modi bruschi e violenti ovvero talvolta crudeli. Ad esempio non provvedendo all’igiene intima dei pazienti ospiti e lasciandoli bagnati di urina o sporchi di feci o nudi e infreddoliti”.

E poi. “Fatto aggravato, perchè commesso adoperando sevizie e crudeltà, anche in riferimento all’età e al grave stato di prostrazione psicofisica dei pazienti e approfittando delle circostanze di persona, tali da ostacolare la privata difesa”.

All’interrogatorio di garanzia i tre imputati (difesi dagli avvocati Sandro Lombardi e Oliviero Olivieri) si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. In seguito all’inchiesta, la Cooperativa “Il Faggio” ha licenziato Deperi e il difensore di quest’ultimo, l’avvocato Sandro Lombardi, ora potrebbe chiedere il riesame e la scarcerazione del proprio assistito.

L’altra posizione critica è quella dell’operatrice Ferhati: “Li lavava con acqua fredda – è riportato nel capo di imputazione – e non asciugando i capelli durante le operazioni di vestizione, incuranti delle lamentele per il freddo e anzi insultandola e minacciandola anche con frasi di istigazione al suicidio”. A margine dell’inchiesta ci sarebbero anche una decina di indagati in stato di libertà.

IL GIORNALE



   

 

 

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