Afghanistan: la lotta per salvare i bambini schiavi sessuali

 

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In Afghanistan centinaia di famiglie combattono una battaglia silenziosa e solitaria contro il “bacha bazi”, letteralmente “bambini per gioco”: una forma di violenza nei confronti dei bambini, socialmente accettata e diffusa all’interno delle stesse forze di polizia.

Il cognato di Shirin aveva 13 anni quando è stato preso da un comandante di polizia: “È troppo giovane per cominciare la formazione da poliziotto, prendono i ragazzi solo per avere rapporti sessuali con loro”.

La sua storia non è isolata, moltissime famiglie afgane hanno perso un nipote, un figlio, un fratello. Storie di violenza, in cui i bambini vengono prima portati via con la forza e poi fatti vestire con abiti femminili e trasformati in schiavi sessuali personali, tenuti contro la loro volontà nelle caserme. Alcuni vengono rimandati indietro quando crescono, altri non fanno mai più ritorno alle loro famiglie, semplicemente spariscono senza lasciare tracce. Le famiglie non sanno a chi chiedere aiuto visto che i colpevoli spesso sono gli stessi poliziotti che dovrebbero difenderli. E non è servito a molto il divieto ufficiale del governo afgano che ha annunciato provveddimenti solo a parole, continuando a tollerare nella pratica le molestie per non scatenare le proteste delle forze di polizia. ASKANEWS



   

 

 

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