REFERENDUM: 24 novembre e 4 dicembre: due date per difendersi

 

REFERENDUM – 24 novembre e 4 dicembre: due date per difendersi dalla rovina che propone Renzi

costituzione

Il governo Renzi è il meno legittimo della storia repubblicana perché è guidato da un premier non eletto ed è sostenuto da un parlamento votato con una legge che la Corte Costituzionale ha cancellato senza appello. Perché dovremmo regalare a questo esecutivo l’approvazione di una riforma che distrugge la legalità dell’azione politica, oltre al buon senso? Noi vogliamo un governo forte, autorevole e libero da lacci e lacciuoli ma sovrano, cioè voluto dal popolo e per il popolo non da “inciuci” di palazzo.

La nostra proposta è un’assemblea costituente che, con un processo legittimo, possa finalmente dare agli italiani un governo che governi. L’art. 138 dell’attuale Costituzione non può essere invocato da chi, come Renzi, agisce fuori dalla perfetta legalità costituzionale, in una materia come la forma di Stato. La frettolosità del suo governo, anche se oggi vorrebbe rinviare la data del 4 dicembre, accampando l’assurda scusa del terremoto, ricorda il pressapochismo con cui fu approvata la sciagurata riforma del Titolo V, che non dovremmo mai smettere di maledire. Cambiare a tutti i costi, e in questa maniera, è peggio che conservare e noi siamo sì per riformare, ma in tutt’altro modo.

Come si vuole cambiare, così male, la Costituzione repubblicana? Vediamo in breve i tre punti qualificanti:

bicameralismo, Presidente della Repubblica, rapporto Stato-regioni.

Per quanto riguarda il bicameralismo, l’eliminazione del passaggio parlamentare in Senato non servirà. Anche nella nuova versione, senza elezione dei senatori, nelle materie di sua competenza, nonché si badi bene, su qualsiasi argomento purché lo chieda un terzo dell’assemblea – (Art. 70 della Costituzione nel testo proposto nella riforma Renzi-Boschi) – il Senato dovrà ancora pronunciarsi, cancellando qualsiasi risparmio di tempo o denaro. Anzi, la minoranza avrà un’arma in più provocando il voto della seconda camera se solo possa contare su un terzo dei senatori, cosa che è quasi sempre accaduta nelle ultime legislature dove le maggioranze al Senato sono state abbastanza precarie.

Secondo punto, il Presidente della Repubblica. Qui si apprezza la differenza di metodo tra quello da noi proposto dell’assemblea costituente e quello seguito da Renzi, dei colpi di maggioranza che calpestano sentenze della Corte Costituzionale e regolamenti parlamentari. Una delle norme più delicate, l’art. 83 sull’elezione del Presidente della Repubblica, contiene una disciplina che potremmo definire dilettantistica. Brevemente e rinviando all’appuntamento del 24 novembre per il necessario approfondimento, si può qui anticipare che, mentre nell’attuale formulazione dell’art. 83 il calcolo delle maggioranze richieste si basa sugli aventi diritto al voto, nella proposta Boschi-Renzi, dal settimo scrutinio in poi, basterà la maggioranza dei tre quinti dei votanti. Significa che, una volta convocati in assemblea congiunta i parlamentari, eletti e nominati, se al settimo scrutinio dovessero votare solo 15, tra deputati e senatori, ad eleggere il Presidente della Repubblica basterebbero 10 voti, che potrebbero essere tutti di sindaci e consiglieri regionali. Neanche un voto di un parlamentare eletto potrebbe concorrere alla scelta del Capo dello Stato: si poteva pensarci meglio!

Ultimo punto, sul quale pure ci vorrebbero riflessioni di ben altra ampiezza, è la potestà legislativa concorrente di Stato e Regioni nonché il c.d. federalismo fiscale. La riforma del Titolo V della Costituzione, nel 2001, si è rivelata il più grande tradimento di tutte le forze che chiedevano più efficienza e decentramento. Anch’essa, proposta a suo tempo, come ultimo treno per tagliare i costi della politica, in realtà ha distrutto il bilancio della Stato, con il risultato di una dipendenza dei comuni dagli stanziamenti statali ancora più pronunciata rispetto al passato e un taglio assoluto, lineare e spietato, dei servizi ai cittadini.

La cecità colpevole della sinistra che vuole fare finta di cambiare si è manifestata anche con l’odierna proposta Boschi-Renzi con la quale noi italiani avremmo avuto finalmente il contentino del riconoscimento del ruolo dell’interesse nazionale. Il comma 4 dell’art. 117 nel testo che ci viene propinato consentirebbe alla legge dello Stato di intervenire nel caso eccezionale in cui qualora si tratti di materie riservate alle Regioni. Non possiamo accettare uno Stato residuale, noi vogliamo uno Stato sovrano che in ogni sua articolazione sia portatore dell’interesse nazionale e non solo quando non vengono disturbati interessi locali o stranieri. Per questo la nostra prospettiva di riforma è il presidenzialismo!

Francesco Da Riva Grechi e Gabriele Felice

Il 24 novembre parliamone insieme a Gabriele Felice e Francesco Da Riva Grechi che con il Circolo Nuove Frontiere aderente al Comitato per il NO alla riforma Renzi – Sovranità Popolare e ad Azione Nazionale, organizzano un

convegno sul referendum del 4 dicembre con il quale dire NO alla rovina dell’Italia.

Vi aspettiamo presso la sede di Azione Nazionale in via Bruno Buozzi 60, Roma a partire dalle 18



   

 

 

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