Libertà di stampa? Londra congela tutti i conti di Russia Today

 

“Hanno chiuso i nostri conti in Gran Bretagna. Tutti!”. Lo ha twittato Margarita Simonyan, alla direzione della rete televisiva russa in lingua inglese Russia Today, per poi aggiungere con evidentemente tono sarcastico: “viva la libertà di parola”.

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Nel frattempo si annuncia che la Duma di Stato, camera bassa del Parlamento russo, richiederà una spiegazione da parte delle autorità ufficiali britanniche in connessione con la chiusura dei conti della Tv.Secondo Simonyan, con un passato di inviata di guerra e reporter al seguito di Vladimir Putin, il canale ha ricevuto una sentenza che “non può essere rivista”, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

Conti che non vengono chiusi

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La rete che si rivolge principalmente a un pubblico in Europa e negli Stati Uniti trasmette 24 ore al giorno in inglese, arabo e spagnolo. E come missione ha quella di dare il punto di vista russo e soprattutto del Cremlino sulle vicende, trasmettendo anche da Londra.

Nel luglio 2015 la banca Barclay ha bloccato i conti della rappresentanza del canale televisivo a Londra. Ad agosto dello stesso anno, la banca BBVA ha bloccato il trasferimento di denaro sul conto del canale TV russo, di proventi ottenuti dalla vendita di pubblicità nel Regno Unito. Ora la Royal Bank of Scotland rifiuterebbe i propri servizi. Le cause per ora non sono accertare. Ma potrebbero essere molteplici. I problemi con Barclay erano scaturiti, secondo i media, perché il direttore generale del gruppo, Dmitry Kiselyov è sotto sanzioni. Kiselyov al tempo stesso ha definito la decisione una “censura”. Inoltre, il regolatore britannico ha punito Russia Today per l’affermazione che la BBC avrebbe messo in scena (e quindi finto) un attacco chimico in Siria. Altre informazioni non sono state rese immediatamente disponibili, ma un’altra ragione potrebbe essere lo strascico del caso in corso che coinvolge rivendicazioni contro Mosca da azionisti della defunta compagnia petrolifera Yukos, fondata da Mikhail Khodorkovsky, che ha portato il congelamento dei beni russi all’estero, compresi quelli di media di stato. (askanews)



   

 

 

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