Canali di informazione monopolizzati e lottizzati dal potere costituito

 

Tutti hanno il diritto di manifestare il proprio pensiero con le parole, lo scritto e ogni mezzo di diffusione”. Uno dei più importanti articoli della nostra Carta Costituzionale che purtroppo come tanti altri resta una enunciazione formale più che una realizzazione sostanziale.

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Il diritto alla informazione, il diritto a diffondere liberamente le proprie idee è, in definitiva, come tutte le libertà suffragate nelle Costituzioni democratiche, il frutto precario di una proclamazione soltanto apparente. Nella realtà, oggi più che mai, i canali di informazione sono monopolizzati e lottizzati dal potere costituito. L’informazione e la libertà di pensiero si sono “economizzate” diventando un prodotto piuttosto che un diritto e una libertà assoluta.

C’è un mercato, l’informazione è il prodotto e se questo prodotto vende, tu vivi, altrimenti, muori. Questa è una gravissima aberrazione che a mio avviso non può appartenere ad una democrazia evoluta come la nostra. Il mercato dell’informazione spesso è fittizio e ristretto con regole troppo antidemocratiche. Domina la pubblicità, poi ci sono i finanziamenti diretti e indiretti che premiano largamente soltanto i grandi giornali ed infine l’economia domina sui contenuti.

Prevale il potere costituito, anziché il diritto ad esprimere le proprie idee. Si decide a priori chi pubblica e chi no. L’informazione nel mondo dei media diventa un mezzo esclusivistico tra i più potenti strumenti attraverso i quali si condizionano i comportamenti, le idee del popolo e spesso anche la stessa vita: ecco perché le classi dominanti, impegnate a rendere permanente la propria egemonia tendono ad assicurarsene il monopolio.

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Per esser più chiari, domina nell’informazione chi domina nei rapporti economici, politici e sociali. Del resto, si guardi a cosa sta accadendo sul piano politico istituzionale oggi. Si sta regredendo al governo oligarchico, attraverso una legge elettorale e modifiche costituzionali il cui obiettivo, a mio avviso, è quello di concentrare tutto il potere nelle mani dell’esecutivo da parte di una minoranza che riassume in sé la facoltà di rendere ininfluente il Parlamento, di nominare il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, il Consiglio Superiore della Magistratura e dominare quei poteri che la Carta vorrebbe indipendenti, in una Repubblica che muta rapidamente il suo carattere in senso e forma presidenziali.

Ecco perché anche il tratto culturale e politico che contraddistinguerà l’informazione sarà sempre più uniformato al potere costituito. Qualche spazio rimane nella rete, anch’essa, tuttavia, al centro di un attacco da parte della classe dirigente. Il futuro che si prospetta mi pare notevolmente oscuro.

(Vincenzo Musacchio – Giurista)

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