Tagli alla sanità: giro di vite sui ricoveri fuori regione

 

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In gioco c’è il diritto alla salute e allo stesso tempo la necessità di non buttare via soldi pubblici. Quando finisce la libertà del paziente di farsi curare dove vuole e inizia il dovere di mantenere i conti della Sanità in pareggio? La questione – scrive milano.corriere.it  è tutt’altro che filosofica: in un futuro prossimo – probabilmente già a partire dal 2017 – un malato del Sud che telefonerà a un ospedale di Milano rischia di sentirsi rispondere che non può essere curato.

In Lombardia, tra le regioni più attrattive d’Italia per la qualità dei suoi ospedali, ogni anno vengono a curarsi ben 120 mila pazienti dal resto d’Italia. Ma presto tutto potrà trasformarsi in un’odissea. L’argomento è d’attualità perché a Roma è appena stato approvato un accordo tra Stato e Regioni che dà un giro di vite ai viaggi della speranza (in crescita dell’11%). Il 29 settembre la Conferenza dei presidenti delle Regioni ha approvato una stretta per la mobilità interregionale dei malati che si spostano da casa per farsi curare negli ospedali privati accreditati con il servizio sanitario come l’Humanitas, lo Ieo e il San Raffaele, notoriamente tra la mete predilette da chi decide di partire dal Meridione in cerca di cure considerate migliori.

Ma l’accordo appena approvato traccia una strada anche per il futuro. L’idea in discussione è di mettere un tetto di spesa alla mobilità tra regioni. Chi riceve i malati lo potrà ancora fare, in pratica, ma senza superare una certa soglia. Un meccanismo complicato e che si perde in mille tecnicismi

I soldi in gioco sono molti: a livello italiano la mobilità interregionale vale oltre 3 miliardi solo alla voce ricoveri. È comprensibile, dunque, il tentativo di fare curare ogni malato nella regione in cui vive senza lo spostamento di enormi flussi di denaro



   

 

 

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