La malagiustizia ci costa 15 miliardi di euro all’anno

 

Decine di inchieste, centinaia di fascicoli aperti per giungere alla conclusione che il caso «spese pazze» era solo una montatura giudiziaria e mediatica, probabilmente anche politica.

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Otto su dieci dei consiglieri regionali indagati sono stati prosciolti per non aver commesso il fatto (due su dieci potrebbero essere al massimo risultati essere ladri di galline, lo vedremo a giudizio definitivo). Aggiungiamo poi che quella che doveva essere l’inchiesta del secolo, quella su «Mafia capitale», si è squagliata come neve al sole. Se consideriamo che entrambe (insieme a tante altre) hanno influito in maniera decisiva sul destino di singoli politici, addirittura di partiti, modificando l’orientamento dell’opinione pubblica, si giunge alla conclusione che il Paese ha un enorme problema, che non è quello di riformare il Senato. La vera minaccia, direi il cancro, al regolare ed efficiente dipanarsi della democrazia è il sistema giudiziario.

Lo sosteniamo, in splendida solitudine, da anni: questa magistratura non ha un problema, è il problema. L’ultimo rapporto di Bankitalia certifica che i danni diretti e indiretti della malagiustizia ammontano a 15 miliardi l’anno. Una cifra enorme, più del doppio del costo dell’intero sistema giudiziario, l’equivalente di un punto di Pil, più di una normale manovra economica. Pensate a quanti benefici sull’occupazione, sulle pensioni, quanti investimenti potrebbero essere fatti se certi magistrati con la loro incapacità, lentezza, coi loro pregiudizi e le loro invidie non bruciassero ogni anno tanta ricchezza.

Chiunque abbia provato a mettere un freno a questo scempio è finito male, il caso Berlusconi insegna. E anche l’innovatore Renzi si tiene ben alla larga: evidentemente non può permettersi di irritare chi usa rapportarsi puntando la pistola, carica e senza sicura.

Altro che grande riforma costituzionale che cambierà il futuro del Paese. La politica funzionerebbe meglio non con qualche senatore in meno, ma senza le scorribande di pm in cerca di gloria e potere. L’economia girerebbe meglio se investitori e imprenditori italiani e stranieri potessero contare su decisioni eque e veloci per le loro controversie. I giornali sarebbero più liberi se un giudice, come è recentemente capitato a noi, non li condannasse a 130mila euro di risarcimento a un altro giudice per aver criticato il colore dei calzini di quest’ultimo. Queste non sono sentenze, ma rapine di Stato.

Alessabdro Sallusti — il giornale



   

 

 

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